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«Una tragedia al momento inspiegabile»

«Una tragedia al momento inspiegabile»

Il sindaco Terzi oggi andrà in visita alla famiglia per portare il cordoglio personale e del paese

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FABBRICO. «Ho saputo, questa mattina (ieri per chi legge, ndr) dalla scuola della morte della bambina. Una tragedia che al momento non ha spiegazioni».

Così si è espresso Maurizio Terzi, sindaco di Fabbrico, rimasto profondamente colpito dalla notizia dell’improvvisa scomparsa di Zara, una bellissima bimba di 11 anni che frequentava la 1B della scuola media dell’istituto comprensivo “Italo Calvino” di Fabbrico.

Tutta la comunità pakistana residente a Fabbrico e nella Bassa reggiana è in lutto. In giornata il sindaco Terzi si recherà a casa dei genitori che abitano nella palazzina di via Prampolini 15, per portare il proprio cordoglio suo personale, dell’amministrazione comunale e dell’intera città.

Tutte le mamme e i papà che hanno i figli, più o meno dell’età di Zara si sentono umanamente vicini e partecipi al dolore di papà Hamed e mamma Noreen che hanno altri tre bimbi di 5, 7 e 10 anni.

Questa mattina, la dirigente scolastica, la professoressa Viviana Cattaneo, insieme agli insegnanti della 1B cercheranno, con grande delicatezza, di spiegare ai compagni di classe di Zara che la loro amica non c’è più, che è diventata un angelo.

Un compito sicuramente non facile data la giovane età degli alunni. Per certi versi sembra di rivivere il dramma di Lyam Andres Castillo, il bimbo di 11 anni morto per le tragiche conseguenze di una banale caduta dalla bicicletta avvenuto a Campagnola Emilia il 25 ottobre dell’anno scorso.

Zara aveva la stessa età del piccolo Lyam. Capelli scuri, raccolti all’indietro, occhi neri come perle, un faccino dolce, solare. È cosi che appare Zara nella foto appoggiata su una mensola nel salotto di casa.

Hamed, il papà è al telefono nel salotto di casa. Con lui ci sono tanti amici e parenti che sono accorsi per dare sostegno alla famiglia; la madre Noreen è nella stanza accanto con altre donne.

Alcuni bambini, tra cui i figli della coppia, che è di origine pakistana, giocano nell’atrio: hanno sicuramente percepito che alla loro sorellina è successo qualcosa di grave, ma non sanno ancora la nuda e cruda verità e prendono il gioco come una forma di distrazione.

I genitori avevano dato alla loro primogenita il nome di Zara che, nella cultura pakistana, significa “sorgere della luce”; “alba”. Ora, dicono, la piccola è nella luce del Paradiso tra le braccia misericordiose di Allah. (m.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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