Gazzetta di Reggio

Reggio

Le donne che combattono le mafie

Fabbrico, stasera la presentazione del libro di Panzarasa con il ministro Lanzetta

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FABBRICO. Questa sera, al teatro “Pedrazzoli” di Fabbrico, alle ore 20.30, nell’ambito dell'iniziativa “Memoria e Legalità – Re-Esistenza da 70 anni, il rimedio per non restare indifferenti”, con il contributo di Coop Nordest, verrà presentato il libro “Al nostro posto: storie di donne che resistono alle mafie”. Saranno presenti l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta; le senatrici del Pd Lucrezia Ricchiuti e Rosaria Capacchione; l'autrice dottoressa Martina Panzarasa; il viceprefetto di Reggio Emilia, dottoressa Adriana Cogode. Moderatore della serata Stefano Morselli.

Monasterace è un piccolo Comune sulla costa ionica, l’ultimo a rientrare geograficamente nella provincia di Reggio Calabria. In questo angolo di Italia nasce e cresce una storia simbolo della resistenza alle mafie nel nostro Paese.

E a portarla avanti è una donna, Maria Carmela Lanzetta, per due mandati sindaco del suo paese, amministratrice che vive il suo impegno, anche oltre la politica.

Dal sud al nord Italia. A Desio, nel cuore della produttiva Brianza in Lombardia, Lucrezia Ricchiuti donna “pratica e solare” oggi vicesindaco dopo dieci anni di opposizione nel consiglio comunale, ragioniera di formazione con “il culto delle regole”, studia i bilanci comunali, “guarda, vede, ascolta” quello che accade in Comune.

Lo fa per curiosità e passione: vuol capire come funziona la macchina amministrativa che decide dei destini dei suoi concittadini, della loro qualità della vita, dei servizi alle persone. Lucrezia chiede che le regole vengano rispettate, che ci sia l’ uso consapevole del territorio in una provincia, quella di Monza e Brianza, che è la più cementificata d’Italia.

Mafie, quelle descritte nel libro “Al nostro posto”, che arrivano al Nord e provano a riprodurre lo stesso “pacchetto criminale” già sperimentato al Sud: soldi, violenza, condizionamento, omertà.

Tutte storie che Rosaria Capacchione, giornalista de “ll Mattino”, ha visto con i suoi occhi: dalla violenza della camorra sino all’ascesa criminale del clan dei Casalesi. (m.p.)

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