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Nicolino Grande Aracri: «Manuzza? Non sono io»

Nicolino Grande Aracri: «Manuzza? Non sono io»

Parlando ai giudici in videoconferenza dal carcere di Opera dove è rinchiuso il boss ha negato che i nomignoli delle intercettazioni si riferiscano a lui

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REGGIO EMILIA. Quel nomignolo non gli piace, non gli è mai piaciuto, un po’ perché gli ricorda una menonazione e un po’ perché viene usato da chi deve ricondurre a lui i fili della ’ndrangheta a Reggio. Così come è già capitato altre volte, anche ieri, in videoconferenza dal carcere di Opera dove è rinchiuso, nel fare dichiarazioni spontanee ai giudici del tribunale di Bologna, Nicolino Grande Aracri è tornato a ribadire di non essere lui il boss citato ad ogni piè sospinto nelle carte dell’inchiesta Aemilia. Grande Aracri, che nell'indagine della Procura di Bologna è stato raggiunto da misura di custodia cautelare si trovava nel carcere milanese di Opera, da dove ieri si è collegato con l'aula in videoconferenza per dichiarazioni spontanee. Gli inquirenti - l'accusa è sostenuta dai Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi - ritengono tuttavia senza dubbio che la persona indicata coi nomignoli sia la stessa, e che sia Grande Aracri. Questo lo desumono, tra l'altro, da un suo ricovero in ospedale a Roma, prima dell'arresto: da una conversazione intercettata due persone dicevano che sarebbero andati a trovare “il giovanotto” in ospedale. Sempre in quell'occasione, peraltro, gli investigatori che volevano predisporre un'intercettazione ambientale non ci riuscirono, perché qualcuno, che si ritiene fosse interno all'ospedale, avvisò il paziente.

Oltre a Grande Aracri, difeso dagli avvocati Gregorio Viscomi e Alessandro Sivelli, sempre ieri in udienza si è discussa la posizione di altri 12 arrestati, tra cui Giuseppe Iaquinta, il padre dell'ex calciatore Vincenzo. Assistito dall'avvocato Carlo Taormina, Iaquinta ha parlato di un esposto presentato alla Procura nazionale antimafia in cui accusava la Procura di Bologna di non aver fatto nulla su una sua autodenuncia: Iaquinta si era presentato ai Pm bolognesi depositando una denuncia in cui si chiedeva di fare accertamenti su di lui e di verificare se appartenesse o meno a contesti criminali. I pm in aula hanno replicato a questi argomenti, ipotizzando che si trattasse della medesima strategia difensiva già utilizzata dallo stesso Nicolino Grande Aracri, che si presentò in passato a sua volta dai carabinieri di Cutro per chiedere di fare indagini su di sé.

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