Non si presentarono al lavoro, dipendenti dell’ospedale a rischio sanzioni
Ferrara (Cisl): “Non verrano riconosciuti i permessi a chi il 6 febbraio non è riuscito ad arrivare al lavoro”
REGGIO EMILIA. «I dipendenti dell’ospedale Santa Maria che venerdì 6 febbraio, giorno dell’emergenza neve, sono arrivati in ritardo o sono rimasti bloccati a casa o per strada rischiano di finire in commissione disciplina». A dirlo è Gennaro Ferrara della Cisl, che prosegue: «È quanto pare stia valutando la direzione generale dell’ospedale Santa Maria, che, secondo quanto trapela, è orientata a non riconoscere come valide le richieste di permesso presentate dai dipendenti per il giorno della maxi nevicata. Le alternative per il lavoratore, se l’ospedale non riconosce il giorno di permesso, sono due: ferie arretrate o ore di straordinario (se ne ha). Altrimenti è assenza ingiustificata e, come detto ad alcuni dipendenti al telefono, il rischio è la commissione disciplina».
La Cisl ha già contattato la direzione: «Abbiamo chiesto al direttore del servizio gestione del personale di chiarire quali siano i criteri che useranno per valutare le domande di permesso – afferma Ferrara -. Non vogliamo che il permesso sia riconosciuto a tutti indiscriminatamente. Pretendiamo solo che siano valutate le singole situazioni perché sia concesso a chi davvero è rimasto bloccato».
La decisione del Santa Maria sarebbe quasi unica in Emilia-Romagna. La stessa Regione (da cui dipende tutta la sanità regionale) - sottolinea il sindacato - riconosce la validità del permesso causa neve. Le altre aziende sanitarie uguale. Solo il Policlinico di Modena è sulla stessa posizione.
«Anche in questa occasione - riprende Ferrara - il Santa Maria e il suo direttore generale Ivan Trenti si dimostrano incapaci adottare criteri oggettivi nella gestione del bene comune. Oggi è la volta dei permessi dei singoli lavoratori, domani saranno gli spostamenti dei caposala dei reparti dell’ospedale».
Tra i dipendenti dell’ospedale - circa 2.200 - Ferrara sottolinea che in tanti abitano in città ma altrettanti vengono da tutta la provincia e anche da quelle vicine. «C’è stato chi è venuto a lavorare a piedi - conclude - chi ha fatto l’autostop da Cavriago, chi si è messo per strada ed è stato convinto dai mezzi di soccorso a tornare indietro. Persone che abitano con parenti anziani e che il 6 sono rimasti senza luce e corrente».
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