Coopsette, chiesto il rinvio a giudizio per 11 dirigenti
Traffico illecito di rifiuti, corruzione e truffa: 32 persone coinvolte nelle indagini per il sottoattraversamento di Firenze. Per il presidente Davoli solo un reato amministrativo. I pm confermano le accuse
CASTELNOVO SOTTO Le indagini della più grande inchiesta che vede coinvolto il gruppo Coopsette sono state chiuse facendo scattare ora le richieste di rinvio a giudizio. I nomi di 11 esponenti del gruppo Coopsette (quasi tutti ex) compaiono tra le 32 richieste di rinvio a giudizio per l'inchiesta sul sottoattraversamento fiorentino della Tav coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei. Un’indagine trasformatasi in una bufera giudiziaria per la cooperativa di costruzioni di Castelnovo Sotto, che si era aggiudicata - tramite l’ex controllata Nodavia - un mega appalto, il più rilevante della sua storia. Oltre mezzo miliardo di euro per i lavori dello snodo della Tav di Firenze, importo poi salito con l’andare del tempo, grossa parte del quale appannaggio di Coopsette che ha sempre riposto massima fiducia nelle mani dei magistrati.
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I REATI Le accuse, a vario titolo, vanno dal traffico illecito di rifiuti all’associazione a delinquere finalizzata a corruzione, frode e truffa. Nella richiesta di rinvio a giudizio - sulle quale a decidere sarà il giudice per l’udienza preliminare - è ricompreso anche il legale rappresentante di Coopsette, attualmente il presidente Fabrizio Davoli, al quale viene contestato solo un illecito amministrativo. Nell’indagine fu coinvolto anche l’ex presidente Donato Fontanesi, perché anch’egli ex legale rappresentante di Coopsette, nel 2007, quando fu firmato il contratto tra Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e la coop.
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Le accuse più pesanti rivolte dai pm sono finite in capo a Furio Saraceno, ex presidente di Novadia, società creata da Coopsette (che ne deteneva il 70%) e le cui quote sono state cedute la scorsa estate a Condotte, altro colosso italiano delle costruzioni. Un disimpegno da parte della cooperativa reggiana impegnata dal 2013 in un piano di ristrutturazione del debito, che aveva già fatto “pulizia” all’interno della catena di controllo dei lavori a Firenze per poter accelerare il dissequestro di parte del cantiere, tra cui la maxi fresa Monnalisa. A Saraceno vengono contestati reati come il traffico illecito di rifiuti e l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.
LE INTERCETTAZIONI Furono diverse le intercettazioni che lo misero nei guai. Disse, ad esempio che la «crepetta» nella vicina scuola Ottone Rosai faceva «morir dal ridere». Per lui i problemi erano altri. Gli scavi furono effettuati durante le lezioni e non durante il periodo delle vacanze, come previsto, nonostante il pericolo di crolli. A finire nel mirino fu anche lo smaltimento dei fanghi degli scavi, avvenuto in parte nel cantiere. Il trattamento portò ad un risparmio e all’imputazione successiva di un maggior costo ai danni di Rfi. Oltre a Saraceno è stato rinviato anche Domenico Clarizia, direttore tecnico Nodavia. Gli altri sono tutti dirigenti (ex) di Coopsette, alcuni residenti a Reggio: Marco Bonistalli, Paolo Bolondi (acquisti) Maurizio Brioni (capo delle relazioni per la coop), Matteo Forlani, Claudio Lanzafame (tecnico), Alfio Lombardi, Emilio Mauroner (direttore finanziario).
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Tra gli altri indagati eccellenti c’è l'ex presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, che avrebbe favorito Nodavia e Coopsette dietro la promessa di ricevere compensi e un incarico per il marito nell’ambito della ricostruzione post terremoto in Emilia. Lorenzetti si interfacciava con Brioni nella fitta rete di rapporti e pressioni su pubblici ufficiali. Un quadro accusatorio complesso, con trame trasversali tra economia e politica, che dovranno essere ora valutate dal gup.
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