I legali di Pagliani: "Convinti che otterrà la scarcerazione"
Terminata l'udienza davanti al Tribunale del Riesame per l'ex capogruppo Forza Italia in sala Tricolore
REGGIO EMILIA. «Siamo convinti dell'insussistenza di elementi di colpevolezza, tali da giustificare l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare» nei confronti di Giuseppe Pagliani, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Aemilia della Dda di Bologna. Lo hanno detto i legali dell'ex consigliere provinciale del Pdl e capogruppo Fi in Sala Tricolore, avvocati Romano Corsi e Alessandro Sivelli al termine dell'udienza davanti al Tribunale del Riesame.
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«Pagliani era stato invitato e ha partecipato come altri a quella cena», hanno detto i legali riferendosi alla serata a cui il politico partecipò nel marzo 2012, dove erano presenti anche alcuni elementi come Nicolino e Gianluigi Sarcone, Alfonso Diletto, Alfonso Paolini e Giuseppe Iaquinta.
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«Pagliani non era a conoscenza dell'identità di quelle persone - hanno spiegato gli avvocati - che non gli erano state presentate. Quando, il giorno dopo la cena, un suo collega gli ha detto che c'erano persone poco raccomandabili ha poi interrotto ogni rapporto. Ci sono inoltre delle intercettazioni da cui emerge che alcuni lo volevano avvicinare in quanto avvocato, c'era quindi un interesse di tipo professionale».
A sfilare davanti ai giudici anche il legale di Roberta Tattini, la consulente fiscale di Bologna accusata di concorso esterno in associazione di tipo mafioso nell'operazione Aemilia. Per il suo avvocato, Girolamo Mancino, è stata «una figura sopravvalutata» dagli inquirenti. La donna è in carcere a Vigevano. Oggi si discuteva l'istanza al tribunale del Riesame. Tattini non era presente.
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Il legale ha chiesto la scarcerazione o in subordine i domiciliari, il collegio si è riservato. «Abbiamo sostenuto - ha detto l'avvocato - che mancano i presupposti per la custodia cautelare, sono venute meno le esigenze dell'inquinamento delle prove, della reiterazione del reato e del pericolo di fuga».
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Con personaggi ritenuti legati alla 'Ndrangheta Tattini ha «avuto contatti per motivi di lavoro, solo per un breve periodo e con un unico referente». Secondo il difensore, quando si accorse di quello che stava succedendo, a luglio 2012, la consulente «ha trovato la forza di dire basta, ha troncato ogni rapporto» e Antonio Gualtieri, uno degli arrestati «fu cacciato dal suo studio». Inoltre «non ci ha guadagnato nulla: elementi per dire che ha guadagnato non ce ne sono».
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