Il prefetto Pansa ha fatto tappa a Reggio
Il capo della polizia di Stato ha incontrato i vertici delle istituzioni in Prefettura e in Questura
REGGIO EMILIA. Mattinata reggiana per Alessandro Pansa, capo della polizia di Stato, che ieri si è incontrato con i vertici delle forze dell’ordine e delle istituzioni cittadine. Dopo l’incontro con il questore Isabella Fusiello, in Prefettura si è a lungo intrattenuto con il prefetto Raffaele Ruberto, il colonnello dei carabinieri Paolo Zito, il comandante provinciale della Finanza Ipazio Bleve, il procuratore capo Giorgio Grandinetti e il presidente del tribunale Francesco Caruso.
Una visita non casuale che è servita al prefetto per confrontarsi con una realtà, quella reggiana, negli ultimi mesi scossa da eventi di assoluta gravità. Una visita arrivata due settimane dopo la maxi operazione antimafia Aemila che, fra gli indagati, vede anche alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine.
«La visita del prefetto - ha confermato il questore Fusiello - sta innanzitutto a significare la vicinanza del dipartimento di pubblica sicurezza in un momento delicato come quello che sta attraversando la Questura di Reggio e rafforza la fiducia in un’istituzione formata di uomini e donne che ogni giorno lavorano con senso di responsabilità e senso del dovere».
Nel corso della mattinata, il capo della polizia di Stato ha incontrato anche il Siulp che, saputo della visita del prefetto Pansa, ha subito chiesto di incontrarlo.«Il Siulp - si legge in una nota del sindacato stesso - ha voluto incontrare il capo della Polizia non solo per testimoniare l'apprezzamento per questa visita improvvisa, ma per ribadire concetti propri di un'organizzazione sindacale matura, conscia di quanto sta accadendo, vicina e collaborativa con chi si impegna per cambiare in meglio lo stato delle cose.La visita del prefetto Pansa - continua la nota - è stata occasione utile per il Siulp per manifestare però anche la necessità di maggiore attenzione da parte del dipartimento di pubblica sicurezza verso le terre reggiane, da troppo tempo vessate da infiltrazioni mafiose che paiono assumere i contorni di un vero e proprio doloroso radicamento». «Reggio Emilia e la sua provincia, terra operosa e generosa - conclude il Siulp - non può e non deve essere abbandonata alla criminalità organizzata che, per insediarsi e condurre traffici loschi, sa cogliere se non vi è sufficiente controllo del territorio ed intelligence. Abbiamo chiesto al capo della Polizia un radicale intervento, con particolare riguardo alla rivisitazione degli organici che appaiono insufficienti di fronte al nuovo scenario criminale delineatosi dopo l'operazione Aemilia».
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