Stop edilizia, i terreni tornano agricoli
Il Comune presenta una variante al Piano strutturale per ridurre il consumo del suolo: numerose le richieste dei cittadini
REGGIO EMILIA. Una variante al Psc (il vecchio Piano regolatore) per trasformare aree già classificate come edificabili in terreno agricolo e cancellare in un colpo solo 420 appartamenti non si era mai vista. Non solo a Reggio, dove dal 1980 in avanti si è assistito a un’esplosione urbanistica senza precedenti, ma anche nel resto del nostro paese. Tanto da fare dire ieri al sindaco Luca Vecchi e all’assessore Alex Pratissoli, nel presentarla delibera. che «si tratta di un provvedimento inedito».
Qualche precedente simile al provvedimento approvato il 5 febbraio scorso dalla Giunta Vecchi è stato adottato a Faenza e a Rimini, dove però sono stati ridotti gli indici di edificabilità ma non sono stati cancellati diritti edificatori acquisiti. A Reggio invece prima ancora che sia pubblicato l’avviso pubblico (che rimarrà esposto per 60 giorni), sono già 34 gli ettari, (di cui 22 destinati a residenziale e 12 a produttivo) per i quali i relativi proprietari hanno chiesto al Comune di poterli trasformare nuovamente in terreno agricolo, «e senza alcuna garanzia che passata la crisi gli stessi terreni potranno tornare a essere edificabili», ha aggiunto l’assessore Pratissoli.
In sostanza, ha spiegato il sindaco Vecchi, «con una sola variante urbanistica si cancella il diritto di costruire 420 appartamenti e di edificare capannoni e strutture produttive su una superficie di 12 ettari. Terreni che con i relativi diritti edificatori solo qualche anno fa avrebbero avuto un valore stimato di quasi 10 milioni di euro». Con l’assessore Pratissoli che ha spiegato come «se per le aree produttive le richieste provengono essenzialmente dall’Area Nord del depuratore di Mancasale, per quanto riguarda la parte residenziale le richieste sono arrivate da Pratofontana, Fogliano, Cavazzoli».
Queste fino ad ora le richieste già presentate, ma al termine dei 60 giorni entro i quali i cittadini potranno chiedere di riclassificare come agricoli i propri terreni, le richieste potrebbero essere ben superiori. «Poi sarà il Comune a decidere - ha sottolineato Pratissoli - per mantenere uno sviluppo coerente della città, valutando le richieste che già da qualche tempo sono state presentati da privati e aziende».
Si inverte così un trend che pareva inarrestabile da secondo dopoguerra in poi. E non si tratta solo di una scelta dei proprietari per non pagare più l’Imu, (con le casse comunali che dovranno rinunciare ad un’entrata prevista di 80 mila euro l’anno, anche se quella versata fino ad ora non verrà restituita), piuttosto le cause sono da ricercare nella crisi attuale, nelle dinamiche di mercato, in un calo della domanda, nel crollo delle quotazioni degli immobili e in una crescita demografica in forte rallentamento.
La variante al Psc che è stata presentata ieri sera alla Commissione Assetto e uso del territorio dopo essere stata approvata in Giunta, prevede che l’avviso pubblico resti esposto sessanta giorni, periodo entro il quale i proprietari di aree attualmente “urbanizzabili” potranno chiedere una riclassificazione. Dopo di che gli uffici comunali nei trenta giorni successivi valuteranno le richieste per poi arrivare entro giugno in sala Tricolore per la definitiva approvazione.
«Questa variante - ha concluso il sindaco Vecchi - oltre a corrispondere ad una precisa scelta della nostra Amministrazione per favorire uno sviluppo sostenibile, di fatto azzera le potenzialità espansive dell’ultimo Psc ed è anche un’occasione di rilancio nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, un'altra delle priorità e non meno importante che si basa su un percorso condiviso con i cittadini». Ieri il sindaco ha anche annunciato che «è in fase di stesura in accordo con la Prefettura un nuovo protocollo per la legalità». Un altro tema o forse no, visto che nell’edilizia la ’ndrangheta a Reggio ha radici antiche.
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