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«Turni di lavoro da 24 ore per gestire 3.200 richieste»

di Elisa Pederzoli
«Turni di lavoro da 24 ore per gestire 3.200 richieste»

Il bilancio del comandate dei vigili del fuoco: solo da lunedì uscite coi tecnici Enel L’analisi: «Ritardo nella percezione del problema, noi lo abbiamo segnalato»

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REGGIO EMILIA. Tremiladuecento chiamate dalla sera del 5 febbraio alla mezzanotte dell’8. Sono i numeri della centrale operativa dei vigili del fuoco di Reggio. Telefoni roventi nella caserma di via della Canalina, che hanno costretto i pompieri a turni di 24 ore per far fronte all’emergenza. Ora, a fare il bilancio dell’intenso e lungo week end è il comandante Salvatore Demma. «Sono stati giorni davvero impegnativi. Perché 3.200 telefonate vuol dire praticamente una telefonata al minuto. Le richieste di soccorso che abbiamo gestito alla fine sono state mille. Tante persone, infatti, ci chiamavano perché eravamo gli unici a rispondere, dati i problemi nel riuscire a contattare le altre strutture. Quando non erano di competenza nostra abbiamo fatto da ponte».

Di che richieste di aiuto stiamo parlando?

«Nella maggior parte hanno riguardato alberi caduti per il peso della neve, che intralciavano la viabilità o finiti sulle linee elettriche. Ma ci sono stati anche crolli, come in un allevamento di suini che ha comportato lo spostamento di 800 animali a causa del tetto pericolante. In una fase successiva ci hanno chiamato anche per gli allagamenti, dove però per i mezzi che abbiamo possiamo intervenire solo quando arriva a mezzo metro».

Quanti uomini hanno lavorato?

«Nella prima fase abbiamo usufruito di personale che si è fermato anche oltre il proprio turno. Inizialmente facevano 12 ore più sei. Poi siamo stati costretti a turni di 24 ore a Reggio e nei distaccamenti di Guastalla e Sant’Ilario per far fronte a tutte le chiamate. In montagna invece non c’erano criticità. In pratica, vuol dire che sono stati in servizio contemporeaneamente fino a 50 uomini. I nostri uomini sono stati disponibili, oltre davvero il normale attaccamento al servizio, in giorni in cui avevano anche familiari in difficoltà».

Sono stati giorni di polemiche contro Enel.

«Comprensibilmente, i numeri a disposizione i primi giorni sono stati intasati. Ma da quando il prefetto ha attivato il Centro coordinamento soccorso ed è entrato in funzione un contatto più diretto con Enel, le cose sono andate meglio anche per noi. Da lunedì, inoltre, ci hanno messo a disposizione dei tecnici e uscivamo insieme sugli interventi. In questo modo si è lavorato meglio e più velocemente».

I vigili del fuoco non possono operare da soli sui cavi dell’elettricità?

«Dobbiamo soprattutto occuparci dell’incolumità dei nostri operatori. Sulle reti elettriche non si può mai sapere se sono disalimentate o in tensione. Inoltre, lavorando in quota con macchine di sollevamento come le autoscale il rischio di toccare i cavi è molto alto. C’è quindi la necessità di avere personale Enel che dica se i cavi sono alimentati o no. I primi giorni dell’emergenza non riuscivamo a saperlo subito».

La neve era annunciata da tempo. Cosa secondo lei non ha funzionato?

«C’è stato un po’ di ritardo nella percezione del problema da parte anche delle autorità comunali, relativamente al problema elettrico. Noi la percezione l’abbiamo avuta da subito ricevendo tante telefonate e abbiamo fatto presente al prefetto che c’era una situazione si sofferenza nella popolazione».

Cosa è importante secondo lei per evitare queste emergenze?

«La prevenzione, come in ogni cosa. In passato c’era maggiore manuntenzione e di rami se ne rompevano di meno. Ma anche per la neve che in questi giorni cade dai tetti è questione di prevenzione: se sulle coperture ci fosse il paraneve, di 10-15 centimetri, tratterrebbe la neve fino allo scioglimento. Ma sono pochi gli edifici che ce l’hanno».

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