Consorzio Parmigiano Reggiano: potere ai produttori
La riforma, condivisa da tutte le associazioni agricole, punta a modificare il disciplinare di produzione
REGGIO EMILIA. Nei prossimi giorni si continuerà a parlare di strategie a favore della soluzione della grave crisi del Parmigiano Reggiano con un incontro organizzato dal Comune di Bibbiano, culla del grana, in collaborazione con la vicepresidenza della Commissione Agricoltura al Senato che avrà luogo il 23 febbraio al teatro Metropolis. “Impresa Parmigiano Reggiano”, che è il titolo del convegno ma anche di un progetto che verrà presentato nell’occasione, è un ulteriore tassello che va a comporre la forte attività di riscossa che proprio da parte della nostra provincia si sta compiendo a favore del comparto.
Non dimentichiamo in effetti che oltre all’audizione al Senato della repubblica che ha avuto luogo il 20 gennaio scorso una delle tappe più importanti per sbloccare la critica situazione del comparto del Parmigiano Reggiano è sicuramente stato l’incontro convocato bella sede del servizio agricoltura dal consigliere provinciale con delega all’agricoltura Alessio Mammi.
Un incontro al quale sono finalmente stati fatti sedere allo stesso tavolo, e dialogare, tutti i rappresentanti dell’intera filiera. I vertici del Consorzio Parmigiano Reggiano, Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Confcooperative ed Unione Generale Coltivatori hanno in questo modo dato vita, il 22 gennaio scorso, ad un confronto che è stato definito da Mammi “ampio, franco ed esaustivo” che ha preso avvio dalla valutazione condivisa della attuale situazione del comparto.
Nota ma non scontata la constatazione di una sostanziale stabilizzazione dell’aumento produttivo di quest’ultimo quadriennio che si affianca ad un calo dei consumi interni che non è sufficientemente compensato dall’aumento dell’export. Oltre a questo ovviamente le criticità consistono nel perdurare dei bassi prezzi alla produzione ed il fatto che i minori consumi nel mercato interno ed estero dei formaggi grana devono essere letti in relazione alla grande concorrenza di prezzo dei formaggi simil- grana esteri.
Tutti i presenti hanno convenuto sul fatto che occorra agire tempestivamente per salvaguardare questo straordinario prodotto dalla crisi contingente che oggi impone di fare quadrato per individuare obiettivi comuni da condividere nell’intero “sistema Parmigiano Reggiano”. Ma il risultato più interessante scaturito dall’incontro è stata la stesura, nero su bianco, di un documento condiviso che scandisce strategie ed impegni che, ai vari livelli di responsabilità e competenza, i vari attori si impegnano ad assumere per raggiungere obiettivi che a questo punto sono stati dichiarati comuni.
Sette capitoli strategici ed irrinunciabili che dovranno essere da subito il filo conduttore comune. Sostegno alla competitività delle aziende, modifica del disciplinare di produzione, gestione del formaggio rigato e sbiancato, lotta alle imitazioni, riforma del Consorzio di Tutela, azioni di mercato e promozione, organismo di controllo. Gli aspetti più eclatanti e non certo scontati di questo patto sono rappresentati dalla volontà di riformare il Consorzio di Tutela e modificare il disciplinare di produzione per adattare entrambi alle esigenze dei produttori che di fatto devono essere i veri protagonisti di un sistema fino di oggi ha teso ad escluderli.
Questi i punti di interventi nel dettaglio che fatto parte del patto siglato il 22 gennaio scorso fra Associazioni agricole e Consorzio del Parmigiano Reggiano.
- Sostegno alla competitività. Va stimolata la crescita imprenditoriale per un maggior protagonismo da parte degli allevatori e delle loro imprese cooperative per organizzare l’offerta della produzione e la stagionatura del formaggio e la riorganizzazione ed aggregazione delle strutture di trasformazione volte al loro rafforzamento in particolare rispetto ai costi di trasformazione. Servono processi organizzativi che permettano alle aziende produttrici maggiore protagonismo e pertanto va favorita la nascita di forme di aggregazione commerciale tra i caseifici, e accompagnata anche la piccola cooperazione nella creazione di relazioni commerciali. Vanno individuati meccanismi di tutela del reddito delle imprese agricole studiando possibili strumenti mutualistici che intervengano quando il prezzo scende sotto determinate soglie.
- Modifica del disciplinare. Attraverso una laica analisi, supportata da elementi scientifici e da tutto quanto la ricerca, la sperimentazione e l’innovazione mettono oggi a disposizione è necessario distinguere gli elementi indispensabili dagli elementi che nulla o poco hanno a che fare con la tipicità del prodotto. Con questi presupposti è indispensabile aggiornare il disciplinare di produzione, avendo come obiettivo un costante miglioramento della qualità e distintività del Parmigiano Reggiano.
- Formaggio rigato. I prodotti rigati e sbiancati rappresentano il 10% della produzione e, in alcuni momenti, rischiano di diventare il principale concorrente del formaggio marchiato. Il sistema Parmigiano Reggiano dovrà scegliere quale sia la migliore modalità di gestione di questi prodotti, con l’obiettivo di toglierlo dalla disponibilità di chi oggi, spesso, ne fa un uso speculativo.
- Lotta alle imitazioni. Il Consorzio deve rafforzare tutti gli strumenti esistenti e ricercarne di nuovi per ridurre e combattere il fenomeno dell’imitazione di Parmigiano Reggiano in Italia e nel mondo.
- Riforma del Consorzio. Deve proseguire la “spending review” approvata nell’ultima assemblea del Consorzio vale a dire il taglio sulle spese di struttura di 700.000 euro ed il calo del bilancio per 3,5 milioni di euro. Allo stesso tempo il Consorzio deve rifocalizzare la propria attività sui compiti istituzionali tradizionali che sono la tutela della denominazione, la vigilanza sulla produzione e sul commercio, la valorizzazione della produzione, la promozione, la diffusione e conoscenza della Dop e la promozione del consumo. E’ urgente un dibattito per portare ad una riforma delle modalità d’assunzione delle decisioni.
- Promozione. Il Consorzio deve imbastire una massiccia operazione promozionale coinvolgendo i principali stakeholders di settore con regole chiare e trasparenti. Va ripensata la finalità e l’attività della società ”I4S” sulla base dei risultati conseguiti: deve diventare strumento di promozione e di decongestionamento della produzione.
- Organismo di controllo. Pur essendo un organismo indipendente lo invitiamo e stimoliamo a continuare nell’affinamento e nel rigore dei controlli, elemento indispensabile per una sempre maggiore efficacia nella salvaguardia della denominazione.
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