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Gaetti: «Nel mirino l’edilizia, da capire se la piovra coinvolga altri settori»

di Mauro Grasselli
Gaetti: «Nel mirino l’edilizia, da capire se la piovra coinvolga altri settori»

Il vicepresidente della commissione antimafia: agroalimentare e azzardo, vogliamo capirne di più - Antimafia, audizione a Reggio Emilia - "Ndrangheta all'emiliana", il libro

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REGGIO EMILIA. La Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi è a Reggio (e poi a Modena) per un approfondimento con i vertici delle forze di polizia e della magistratura sulla situazione della criminalità organizzata in Emilia. La Commissione, che era già stata a Bologna alla fine dello scorso settembre, ha deciso di attuare questa nuova missione alla luce delle recenti operazioni contro la 'ndrangheta.

«Rispetto al precedente incontro – spiega il senatore Luigi Gaetti, esponente del Movimento 5 Stelle, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia – abbiamo fatto un passo avanti grazie alle indagini che hanno portato ai risultati emersi nei giorni scorsi».

Che cosa prevede possa emergere dall'incontro previsto in Prefettura a Reggio?

«Cercheremo di capire quello che sta succedendo. Personalmente – spiega Gaetti, mantovano, vicepresidente anche della Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare – ho avuto la fortuna di conoscere Enrico Bini. Mi ha fatto aprire gli occhi sulla situazione reggiana, che ora mi appare abbastanza chiara. L'approdo della Commissione antimafia a Reggio e Modena cade a fagiolo in considerazione dell'inchiesta Aemilia. Abbiamo aggiunto l'incontro a Modena perché ci sono situazioni attenzionate, dopo il terremoto che ha colpito la Bassa di quel territorio. Le indagini hanno dato frutti importanti e ora cerchiamo di capire quel che sta succedendo».

C'è qualche aspetto dell'inchiesta che attira più di altri il suo interesse?

«Sì. Vorrei capire perché l'inchiesta coinvolge il settore edilizio e non altri settori. Credo ci siano molte altre cose da capire e su cui lavorare».

Qualche esempio?

«L'agroalimentare, l'ortofrutticolo, il gioco d'azzardo. Settori che, in altre parti d'Italia, sono in mano a società borderline. Non mi pare di aver letto niente di questo tipo, nell'inchiesta Aemilia. Poi ci sono alcuni aspetti che ritengo interessanti, come l'aggancio tra la politica e il settore edile. Fino a poco tempo fa c'erano poche figure di collegamento. Ora si cominciano a vedere anche a Reggio e Mantova, e si sta delineando un quadro un po' più complesso. Per questo cercheremo di capire, anche perché dalle indagini non emerge in modo chiaro quanto sia ampia questa piovra che ha interessato l'imprenditoria e la politica. Leggevo di recente un articolo in cui si diceva che, su diecimila aziende del settore edile e delle cave, 2.400 sono riconducibili ai calabresi. Se vale il vincolo tra le famiglie, risulta un numero importante e l'infiltrazione è davvero massiccia. Poi, come dicevo, cercherò di capire se questi problemi coinvolgono anche altri settori, come l'agroalimentare».

Sulla Repubblica, Ennio Mario Sodano, prefetto di Bologna, afferma che "la lotta alla criminalità organizzata non può essere delegata solo alle forze di polizia e alla magistratura, ma deve appartenere all'intera comunità". E aggiunge: "Se è vero che non c'è una ricetta, uno strumento che ci consenta di vincere la criminalità organizzata, è anche vero che il concorso di tutti è indispensabile".

«Per quanto riguarda le forze dell'ordine, l'importanza delle indagini è fondamentale. Indagini che devono avere un supporto sempre maggiore dalla tecnologia. Ma poi, come dicono i grandi esperti della lotta alle mafie, queste si sconfiggono solo con il comportamento della società civile. Il politico deve essere trasparente, ma è anche compito del cittadino chiedere la trasparenza e sapere che cosa gli succede intorno. Almeno una sera la settimana, i cittadini devono uscire di casa e confrontarsi con le altre persone. Altrimenti i politici si ritrovano un po' soli, magari ammaliati da facili guadagni. Se ci fosse il controllo da parte di tutti, la situazione sarebbe molto diversa. In ogni caso, la parte inquirente ha un ruolo fondamentale e va messa nelle condizioni di operare al meglio».

Massimo Mezzetti, assessore regionale alla cultura con delega alla legalità, propone la "white list", già tappa obbligata per le imprese che volevano partecipare alla ricostruzione post-sisma, per tutti gli appalti pubblici in Emilia Romagna. E dice che la giunta Bonaccini vuole anche «intensificare i protocolli d'intesa con enti locali e prefetture per non fare più appalti pubblici al massimo ribasso».

«E' un problema estremamente complesso. Bisogna trovare un sistema diverso. In questi giorni sono venuto a conoscenza di situazioni sospette, come quella relativa agli appalti di manutenzione di una grande struttura pubblica affidati a una ditta intestata ad una casalinga. Poi ci sono cartelli formati da 40-50 ditte che applicano sconti con percentuali molto simili: se non vince una ditta, vince l'altra. Si può concorrere agli appalti con una "scatola vuota" e poi prendere tutto da fuori. Insomma, è una materia che va completamente disciplinata. Anche perché ci si imbatte in casi clamorosi».

Ad esempio?

«Un finto cantiere. Hanno preso una foto da Google Street View e l'hanno manipolata facendo comparire un cantiere inesistente. Oppure, ci si imbatte in dati molto strani: operai a 12 euro l'ora, mentre i costi ufficiali parlano di 28 euro l'ora. Come è possibile? Di sicuro, c'è molto da lavorare sul codice degli appalti. E poi va messa in gioco la storia delle singole imprese, nel senso che vanno tutelate quelle serie. In questo senso, Enrico Bini, con la sua esperienza alla Camera di Commercio di Reggio, è una persona che mi ha insegnato molto e che ha dato tanto alla comunità reggiana. Ha una storia importante e meriterebbe un ruolo più rilevante rispetto a quello di sindaco di un paese».

Si parla tanto di interdittive. Servono a frenare le infiltrazioni mafiose? Non servono? Ostacolano gli appalti?

«Queste cose le dice Giovanardi... Certo che servono, le interdittive. Se tutto viene fatto funzionare in modo corretto, non creano nemmeno grandi intoppi agli appalti. Il problema è che le informazioni sulle ditte ora sono frammentate su piattaforme diverse, mentre andrebbero messe tutte assieme. Il sistema va semplificato grazie ai sistemi informatici. Poi è chiaro che l'errore ci può stare dappertutto, ed è chiaro che ci sono cose da aggiustare, come il fatto che in alcune province certi tipi di parentele sono ostativi mentre in altre province non lo sono. I criteri vanno uniformati. Però le interdittive funzionano, come abbiamo visto per il terremoto e per l'Expo. Piuttosto, le associazioni di categoria dovrebbero fare la loro parte».

A che cosa sta pensando?

«Ad un codice di autoregolamentazione finalizzato a fare chiarezza. Loro, le associazioni di categoria, le cose le vedono e le conoscono».

A proposito di associazioni di categoria e di emilianità: esiste l'omertà in Emilia? E se sì, è equiparabile a quella del cliché meridionale?

«In Emilia l'omertà esiste, ma non è dettata dalla paura, bensì dalla convenienza. Questa è la terra dei fratelli Cervi; in questo contesto non c'è la paura, ma la convenienza: il profitto che ha superato l'etica e la solidarietà. E qui il valore della cooperativa è qualcosa di sacro».

A proposito di cooperative: nell'inchiesta Aemilia ha trovato tracce che riconducano a quel mondo?

«Dalle intercettazioni non si capisce. Si parla della cena alla quale ha partecipato quel politico reggiano, Pagliani. A fine serata, al telefono, dice di aver capito più da quella cena, sulle cooperative, che in dieci anni di attività. Vorrei sapere anch’io se c'è del vero; se le cooperative sono implicate così come lo sono nell'inchiesta romana su Mafia Capitale. E' bene che anche le cooperative facciano un po' di pulizia. Io faccio il medico e, se vedo un collega che fa più morti che vivi, ho il dovere di dirlo».

Tornando al tema dell'emilianità, all'inchiesta Aemilia e alle mafie ramificate al Nord, nei giorni scorsi lei ha dichiarato all'Ansa che la mafia non è una questione di Nord e Sud, ma di mentalità criminale da estirpare.

«Sì, perché l'operazione Aemilia è storica, dato che fa luce sulle infiltrazioni mafiose al Nord. Infiltrazioni che vedono affiliati alle cosche anche politici e imprenditori originari della Lombardia e dell'Emilia Romagna. Segno che le mafie non sono questione di Nord e Sud. Anche la mia città, Mantova, è colpita con il sindaco Sodano (Forza Italia) indagato e l'imprenditore Antonio Muto fermato. Ho fatto anche una interrogazione parlamentare su Giuseppe Iaquinta, uno degli arrestati, che a settembre tentò di acquistare il Mantova Calcio. Poi nell'inchiesta di oggi ci sono altri – come Giuseppe Pagliani, consigliere di Forza Italia a Reggio Emilia, candidato alle ultime regionali dell'Emilia Romagna, e l'imprenditore modenese Augusto Bianchini – che in questi anni sono stati oggetto di denunce pubbliche, atti ispettivi o esposti da parte dei miei colleghi del Movimento 5 Stelle Giulia Sarti, Maria Edera Spadoni e Vittorio Ferraresi. Purtroppo avevamo visto giusto».

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