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L'Antimafia a Reggio Emilia: le cosche puntano sull'economia privata

L'Antimafia a Reggio Emilia: le cosche puntano sull'economia privata

Due ore di audizione per il procuratore della Dda di Bologna, Alfonso. Sentiti anche i vertici della procura di Brescia, il prefetto e le forze dell'ordine - Gaetti: "Vogliamo sapere anche di agroalimentare e azzardo" - "Ndrangheta all'emiliana, il libro"

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REGGIO EMILIA. La Commissione parlamentare antimafia è a Reggio Emilia per un approfondimento con i vertici delle forze di polizia e della magistratura sulla situazione della criminalità organizzata in queste province.

La Commissione ha deciso questa nuova missione anche alla luce delle più recenti operazioni contro la 'ndrangheta. I Prefettura a Reggio, la delegazione della Commissione, guidata dalla presidente Rosy Bindi e dai vice Claudio Fava e Luigi Gaetti, ha sentito il prefetto, il questore, il comandante provinciale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di finanza e il capo sezione operativa Dia di Bologna e i procuratori della repubblica di Bologna e Brescia.

Le mani sull'economia privata

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"Alle cosche interessa mettere le mani sull'economia privata, in una terra ricca come l'Emilia", ha detto il vicepresidente Claudio Fava. Rosy Bindi ha ammesso la mancanza di una centrale unica d'intelligente e la dispersione delle banche dat, annunciando anche l'intenzione di chiedere al parlamento una riforma di "strumenti statici" cone le interdittive e le white list, che fotografano l'attuale ma non hanno la necessaria flessibilità per cogliere i riposizionamenti strategici della criminalità organizzata.

«La mafia al nord punta sugli appalti, non tanto quelli pubblici, come al sud dove rappresentano una delle poche fonti di reddito, ma sull'economia privata - ha spiegato ancora Bindi - Occorre permettere alle forze dell'ordine di fare più controlli sui cantieri privati e questo non per interferire nel libero mercato, ma per evitare le infiltrazioni».

L'editoriale del direttore Paolo Cagnan: "Ora serve anche coraggio civile"

"Hanno un arsenale, ma per ora non lo usano"

Dall'audizione dei massimi rappresentanti delle forze dell'oridne locali è emerso un aspetto inquietante: le cosche hanno un vero e proprio arsenale, se non lo usano - ovvero se in Emilia ancora non sparano - è perché sinora non ne hanno ravvisato la necessità.

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Bindi: risvolti inquietanti dall'Operazione Aemilia

«Le relazioni in questa commissione ci hanno confermato quello di cui aveva già contezza, ovvero della presenza della 'Ndrangheta al Nord. Dobbiamo però riconoscere che l'inchiesta Aemilia ha portato alla luce aspetti ancora più inquientanti». Rosi Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha riassunto così quanto emerso dalle relazioni. «L'operazione non è ancora finita, ci hanno spiegato i procuratori - ha continuato Bindi - ma è tuttora in corso e non è esclusa una seconda parte».

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Interdittive e white list, strumenti statici

Parlando delle misure interdittive per le aziende a rischio di infiltrazione nella ricostruzione post sisma, ha aggiunto che «le white list sono uno strumento utile, sebbene le indagini abbiano dimostrato che è stato aggirato - ha spiegato Rosi Bindi - Stiamo lavorando per una modifica della legislazione, perché le interdittive antimafia sono uno strumento statico, mentre la lotta alla mafia ha bisogno di film, a volte anche di una sceneggiatura vera e propria». La Bindi ha poi ribadito che «le interdittive non bloccano l'economia, come è stato spesso detto, è la mafia che la blocca». Tuttavia, l'obiettivo dei nuovi provvedimenti sarebbe quello di introdurre una nuova metodologia: affiancare le aziende a rischio infiltrazione prima di togliere loro gli appalti, in modo da portare avanti le opere e preservare i lavoratori.

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La polemica del M5S con Renzi sul nuovo 416 ter

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Mario Michele Giarrusso, membro per il Movimento Cinque Stelle della Commissione parlamentare antimafia, riunita oggi a Reggio Emilia, ha scritto sul suo profilo Facebook: «Il Procuratore della Repubblica di Bologna adesso in audizione in Commissione Antimafia a Reggio Emilia, spiega come la norma voluta da Renzi e dal Pd sul voto di scambio politico mafioso, secondo il Gip non avrebbe consentito di perseguire un imputato che aveva chiesto voti alla mafia in Emilia. Secondo il Procuratore, per il Gip i voti sono stati dati, ma mancava 'il metodo mafiosò. Vergogna senza limiti per coloro che hanno sabotato le possibilità di repressione di questi reati».

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Non sono emerse collusioni tra le cosche e le cooperative

Rispondendo a una domanda speficica, la presidente Rosy Bindi ha detto che si è parlato anche delle possibili collusioni tra le cosche e il mondo della cooperazione, ma che non sono emersi fatti rilevanti

Il ravvedimento operoso non è impunità

«Su reati ambientali il ravvedimento operoso non garantirà impunità ma sarà attenuante specifica». Lo scrive sul suo profilo Twitter il senatore Franco Mirabelli, componente della Commissione Ambiente e della Commissione Ecomafie e capogruppo del Pd nella Commissione Antimafia.

Giovanardi: prima si fanno i processi

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Per Giovanardi, interpellato in merito al coinvolgimento dell’impresa modenese Bianchini Costruzioni impegnata nella ricostruzione post terremoto «bisogna trovare un equilibrio tra lotta alla criminalità organizzata - (’sacrosanta e la benedico- ha detto il parlamentare - magari se intervenivano anche prima era megliò ) da un fenomeno diverso come quello che il Tar di Bologna ha riconosciuto, che se si applicano le interdittive in una certa maniera il risultato è distruggere le aziende del nostro territorio » «Nella mia cultura - ha proseguito Giovanardi - si fanno i processi , si accertano le responsabilità dopodiche si arriva anche alle misure".

La diretta twitter con #aemilia

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