«Nidi in calo, ma Reggio Children tiene»
Giudici, presidente dell'Istituzione scuole dell'infanzia comunali, sulla diminuzione delle iscrizioni: «Nessun crollo»
REGGIO EMILIA. Non è una débacle, ma una forte erosione che intacca la fama internazionale del progetto pedagogico ideato mezzo secolo fa da Loris Malaguzzi. Anche in città è rilevante il calo delle iscrizioni, che a livello provinciale dal 2012-2013 ha fatto mancare 881 bambini ai nidi e alle scuole dell'infanzia comunali, cattolici e statali. Negli anni precedenti si erano semplicemente accorciate le lunghe liste d'attesa dovute all'incapacità di soddisfare la forte domanda dei servizi educativi. Poi la denatalità e la crisi economica le hanno azzerate e hanno aperto nelle sezioni dei vuoti, diminuendo gli introiti, che coprono solo in parte gli alti costi del servizio. Un numero crescente di famiglie, anche italiane, non riesce a pagare le rette. Perciò la frequenza dei nidi è diminuita a Reggio di quasi due punti percentuali rispetto all'anno scorso, facendo mancare circa centocinquanta bambini da zero a tre anni. Cionostante Claudia Giudici, presidente dell'Istituzione scuole dell'infanzia e nidi comunali, è ottimista: «Nel capoluogo - afferma - non s'è verificato un vero e proprio crollo, nè lo si prevede per il prossimo anno scolastico, in base alle iscrizioni che stiamo raccogliendo». E' un dato obiettivo la forte diminuzione della popolazione infantile. Vi hanno contribuito il calo delle nascite, sceso dall'11,9 del 2007 al 9,5 per mille, ma anche il trasferimento di tanti immigrati nei luoghi d'origine o in altre province e la contrazione dell'afflusso dall'estero e dal Meridione. Così fra il 2012 e il 2014 la popolazione di età compresa fra zero e cinque anni è passata in città da 10.073 unità, pari al 6%, a 9562 (5,5%). Quindi sono spariti dall'anagrafe 511 bambini.«In questa situazione - sottolinea Claudia Giudici - i servizi per l'infanzia hanno dimostrato una sostanziale tenuta. Considerando l'insieme dell'offerta educativa, che comprende anche le scuole cattoliche della Fism e quelle convenzionate, nel comune di Reggio la copertura dei nidi è diminuita, ma rimane molto più alta rispetto alla media nazionale e regionale. Nello scorso anno scolastico vi era iscritto il 41,8% dei bambini contro il 29% dell'Emilia-Romagna, mentre l'obiettivo previsto dall'Europa nel convegno di Lisbona è il 33%. Ora siamo scesi al 39,54%. Nelle scuole dell'infanzia si verifica invece un aumento della copertura, che dall'86,2% dell'anno scorso è salita all'87,2%».
La differenza si spiega anche con la differenza delle rette, che sono superiori per la fascia d'età 0-3 anni rispetto alla fascia 3-5 anni. I nidi della Fism costano, in genere, da 300 a 400 euro al mese, le scuole da 200 a 300. Alle famiglie meno abbienti vengono praticati sconti, ma senza parametri di calcolo rigidi. Il Comune, invece, prevede tredici fasce distinte secondo l'Isee, fino a un massimo di 540 euro per il nido e di 240 per la scuola dell'infanzia, la quale è ancora più economica nella gestione statale, che arriva a un massimo di 155 euro.
La congiuntura sfavorevole viene affrontata dal Comune migliorando e ampliando l'offerta educativa soprattutto nei confronti delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano e che spesso necessitano del servizio fin dalla nascita dei figli.
I vuoti, quindi, sono stati riempiti anche istituendo i nuovi nidi part-time presso il Belelli e il nido convenzionato Linus, che accolgono dieci nuovi nati ciascuno. «Vi possono accedere - spiega Claudia Giudici - i bimbi nati fra il primo giugno e il 31 ottobre, cioè dopo la chiusura delle iscrizioni. In passato dovevano aspettare l'anno scolastico successivo. Ora, invece, li ammettiamo subito».
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