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il crollo della parete

Pietra di Bismantova, un malato grave: la montagna è inaccessibile

Luca Tondelli
Pietra di Bismantova, un malato grave: la montagna è inaccessibile

L’allarme dell’amministrazione di Castelnovo Monti e della comunità locale. La geologa Curotti: "La sua bellezza è anche la sua fragilità"

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CASTELNOVO MONTI. «È un danno enorme: Castelnovo senza la Pietra è inimmaginabile. Ma l’impressione è che la chiusura non sarà una cosa risolvibile a breve». Sono le parole sconsolate di Silvio Bertucci, assessore alla Protezione Civile di Castelnovo in merito alla situazione venutasi a creare dalla tarda mattinata di venerdì alla Pietra di Bismantova. Un costone di roccia, sulla parete sud est, perpendicolare al sagrato dell’Eremo, si è distaccato piombando in due enormi frammenti, più altri detriti di minore entità, proprio nell’area solitamente più frequentata della montagna simbolo dell’Appennino, occludendo la strada che arriva alla chiesa e alla canonica, e solo per un miracolo non ha causato alcun danno né alle due strutture vicine (l’Eremo e il Rifugio della Pietra) né soprattutto ad alcuna persona.

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A rimetterci sono state l’auto di don Edoardo Cabassi, e la statua di San Benedetto, da qualcuno già battezzato come l’artefice di questo “miracolo”. Ma il danno c’è, ed è enorme. Spiega Silvio Bertucci, partendo da un’analisi il giorno dopo il crollo: «Non ci sono state ulteriori cadute di materiale, ma al momento stiamo tenendo molto alta l’attenzione perché nessuno si avvicini alla zona, perché il rischio c’è e la curiosità da parte della gente per venire a vedere è tanta: sconsigliamo vivamente di salire, anche perché manterremo controlli costanti con nostro personale e l’accesso sarà impedito». Tutta la Pietra resta attualmente a divieto di accesso.

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Saranno necessarie analisi approfondite per capire la situazione: sono al lavoro anche esperti dell’Università di Modena e Reggio che già da qualche mese avevano installato sensori di monitoraggio alla Pietra, a seguito della frana del 2012. Ieri non ci sono stati ulteriori “segnali” da parte della montagna, ma la scena nei pressi dell’eremo continua a essere di devastazione: il volume dei macigni caduti supera i 200 metricubi.

Prosegue Bertucci: «È chiaro che un crollo di questo tipo lascia una zona della parete “destabilizzata”, e con le piogge annunciate nelle prossime ore dovremo stare molto attenti. Nei prossimi giorni probabilmente effettueremo anche interventi di disgaggio su frammenti che siano ancora a rischio crollo, anche con il coinvolgimento del genio civile».

Inoltre l’amministrazione ha attivato l’iter per richiedere alla Regione lo stato di calamità. E tale è davvero quanto successo per Castelnovo. Aggiunge infatti Bertucci: «Temo che dovrà passare molto tempo prima di poter riaprire la Pietra in sicurezza: lo faremo soltanto quando potremo basarci su dati oggettivi, gli studi e le analisi degli esperti. Certo pensare a Castelnovo senza la Pietra è impossibile: qualsiasi progetto, che avevamo in corso, di valorizzazione turistica e di marketing territoriale, dovrebbe partire dalla Pietra che è il nostro simbolo. È un danno di immagine e anche economico molto, molto rilevante».

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Bertucci parla anche in veste di direttore della cooperativa sociale l’Ovile, che gestisce il Rifugio della Pietra: «È chiaro che per il Rifugio è un danno enorme: avevamo fatto investimenti per riqualificarlo, nell’ordine dei 75 mila euro, e contavamo di rientrare in un paio d’anni, e poi abbiamo personale lavorativo, professionalità importanti investite su questa struttura, e ora non sappiamo per quanto tempo dovrà rimanere chiusa. La settimana prossima avremo l’assemblea dei soci e valuteremo la situazione, ma non è sicuramente facile».

L'intervista alla geologa: «È un massiccio fragile si può fare ben poco»

«Le caratteristiche geologiche che fanno così bella e unica la Pietra di Bismantova, sono purtroppo anche le stesse alla base della sua fragilità». A illustrare il quadro geologico di Bismantova è Alessandra Curotti, geologa che lavora per il Parco nazionale dell’Appennino, e che per il Parco ha curato anche diversi pannelli e pubblicazioni divulgative. «La Pietra - spiega - è un massiccio di arenaria molto frammentato, perché poggia su una base composta da rocce argillose. Una situazione che può favorire spostamenti e crolli. In questo periodo poi hanno una funzione “accelerativa” dei fenomeni disgreganti anche le condizioni meteo, l’escursione termica, le infiltrazioni di acqua che poi ghiaccia».

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Rispetto allo specifico dell’evento di venerdì, la Curotti aggiunge: «Il piazzale dell’eremo è una zona che presenta fattori di rischio importanti, tant’è che ogni volta che vado alla Pietra noto sul piazzale pietre di varie dimensioni che sono cadute dalla parete. I costoni che sovrastano il piazzale presentano molte fenditure, e qui le pareti sono oltre la verticale, con una pendenza negativa. Reputo molto importante lo studio avviato dal Parco insieme all’Università di Modena e Reggio a partire dal 2012, a seguito dell’altra ingente frana che si era verificata nella zona della Ferrata degli Alpini, che ha obiettivo di compiere una analisi dei rischi sulle diverse aree delle pareti di Bismantova. Sono poche le cose che si possono fare per contrastare fenomeni come la disgregazione della roccia, ma almeno avere un quadro dei punti più a rischio sarà importante anche per far comprendere ai visitatori della Pietra, che sono tantissimi, che comunque arrivano su una montagna, e non in un parco cittadino, e ogni montagna comporta fattori di rischio. Sarà importante poter diffondere una nuova consapevolezza nella fruizione di questo luogo».

E conclude: «Eventi come quello di venerdì del resto segnano la storia di Bismantova: i grandi macigni che si trovano nei dintorni della rupe, anche a decine di metri dalle attuali pareti, sono la testimonianza di crolli passati. La bellezza di Bismantova deriva proprio da questa natura fragile: un enorme formazione rocciosa poggiata su un ambiente circostante collinare, una roccia che è soggetta naturalmente a fenomeni di erosione».

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