Fiere, boom di Usatissimo «Ma il futuro è incerto»
Grido d’allarme di Enrico Banfi, organizzatore dei maggiori eventi espositivi «Se va avanti così, il mio timore è che a fine 2015 si debba chiudere tutto»
REGGIO EMILIA. «Ma si rendono conto, istituzioni e associazioni d’impresa, che se chiudono le Fiere a patirne sarà tutta l’economia reggiana? Servono certezze, tempi precisi, garanzie, altrimenti chi organizza eventi è costretto ad emigrare. Sul futuro del centro espositivo c’è invece un doloroso silenzio; il mio timore è che a fine 2015 si debba chiudere tutto». È il grido d’allarme che lancia l’ingegner Enrico Banfi all’apertura di “Usatissimo”, un’esposizione di minimo livello che però è capace di richiamare decine di migliaia di persone, tanto da costringere gli organizzatori a cadenzare gli ingressi. A lui, che da decenni cura l’Esposizione internazionale di ornitologia, una delle più antiche al mondo e delle più celebri a livello europeo, stanno decisamente a cuore le sorti delle Fiere reggiane.
«Il giro d’affari, mettendo insieme gli eventi espositivi dedicati ai cani, ai cavali, ai motori d’epoca e ovviamente ai volatili – aggiunge con partecipazione – sono una attrattiva per centinaia di migliaia di ospiti da tutti i continenti. Nel 2015 ci sarà l’Expo e ne beneficerà anche il reggiano, ma nel 2016 chi altri riuscirà a convincere turisti e persone del mondo economico a fermarsi qui? Ne risentiranno gli alberghi, ne soffriranno i ristoranti, rallenteranno le possibilità di sviluppo mercantile. E se entro breve non si apre un dibattito sulla materia vedrete emigrare anche noi. Manifestazioni di carattere universale necessitano di prenotazioni da un anno per l‘altro. Chi organizza deve sapere con adeguato anticipo se può coinvolgere i suoi referenti».
L’alternativa è approdare ad altri lidi, ad esempio Bologna o Milano. «Oltre ai disagi del trasferimento ci sarebbero costi che non sempre risultano sopportabili. Ma ciò che mi angoscia è considerare ciò che perdiamo. Grazie alle Fiere reggiane trovano lavoro, direttamente e indirettamente, centinaia di persone, si assicura occupazione a tante aziende di servizio, si offre una garanzia di sopravvivenza a numerose piccole realtà imprenditoriali. Con i tempi di crisi che stiamo vivendo è una linfa vitale che potrebbe venire a mancare». Ci sono però dei “buchi” da chiudere, procedure burocratiche da rispettare. I tempi si allungano. «E si rischia di assistere a svalutazioni del patrimonio immobiliare tipiche delle vendite al ribasso che poi non bastano a saldare i debiti. È di questo che non si parla, è a questo dibattito che mancano gli interlocutori. C’è un preoccupante disinteresse di alcune organizzazioni di categoria che forse vedono questa “vetrina” come un rivale. Sono preoccupato e non vorrei dover attendere sino alla fine del 2015 per poi dovermi arrendere all’ineluttabilità dell’alienazione. Ecco perché penso al 2016 con una certa angoscia».
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