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La «tempesta perfetta» e il balletto sulle colpe

La «tempesta perfetta» e il balletto sulle colpe

Dalla sottovalutazione delle allerta meteo al «disastro Enel» E oggi in Regione i funzionari della Spa chiamati a rendere conto

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Alle 20, si apprende che sono 64mila le famiglie al buio: 150 mila persone, un terzo della provincia. Il Comune apre il palaFanticini. Allestiti punti di accoglienza negli altri Comuni. La maggior parte dei dormitori sono vuoti o semivuoti. Molti dei 150 mila rimasti senza luce si sono sistemati da amici o parenti.

SABATO 7, LA LUCE NON ARRIVA. Enel non assicura la riparazione di tutti i guasti. Vengono sospesi i mercati a Casina e Campagnola, mentre quello in piazza Fontanesi a Reggio si svolge regolarmente. Sin dalla mattina nevica ancora, da Montecchio a Rivalta. E scatta una nuova protesta. È quella dei tassisti, che lamentano gli accumuli di neve nelle postazioni. Proteste anche per le difficoltà d'accesso al Santa Maria. Tante le strade chiuse a causa dei rami, mentre sul fronte trasporti le Usb revocano lo sciopero ferroviario, previsto fino alle 21 di domenica. Renato Golini, presidente del Crufer, chiede all’Autorità di regolazioni dei Trasporti un’indagine sui disservizi ferroviari.

Alle 10.30, un nuovo vertice nella centrale operativa della Protezione civile. Comincia il valzer delle cifre. Enel comunica che sono 33 mila le utenze senza elettricità. A disposizione dei Comuni sono messi gruppi elettrogeni. Al tavolo, solo un tecnico Enel. Troppo poco. Divampano le polemiche. Federconsumatori annuncia la campagna per ottenere i rimborsi sulla mancanza del servizio elettrico. Alle 11.35, anche il prefetto Ruberto si lamenta: «Anche noi istituzioni costrette a chiamare un numero verde».

Frazioni isolate. Centralini dei Comuni presi d’assalto. Monta la rabbia dei sindaci. Enel fa quindi sapere che alle 14 fornirà la mappa delle frazioni nelle quali non riesce a riattivare la corrente entro sera: 17mila utenze. Ed è già certo che 2.500 famiglie residenti a Reggio rimarranno al buio. Continua il valzer dei numeri. Verso le 16.30, arriva un altro dato parziale Enel: 10.570 utenze senza luce fino a domenica. Ma le cifre sono ballerine. E, dopo le nevicate, dall’Arpa annunciano le forti gelate. Alle 17.30, appena un’ora dopo i primi annunci, nuove stime Enel: le utenze in provincia senza elettricità sono 4.016, circa diecimila persone. In città, 800 utenze. Regna il caos. La Regione annuncia la richiesta dello stato di emergenza, invitando i sindaci a compilare un scheda dei danni per ottenere gli indennizzi. Alle 19 è ancora Enel a farsi sentire, con un comunicato ufficiale: 12 mila forniture disalimentate in provincia. È la terza stima differente in un giorno solo. In serata, verso le 21, una nota della Provincia informa un nuovo cambiamento: secondo Enel 4.016 utenze (824 delle quali a Reggio) potranno tornare a essere alimentate solo domenica. I dati si rivelano sballati. E i sindaci si infuriano.

DOMENICA 8, PASSIONE. Non solo l’elettricità. Anche l’acqua. Rimangono a secco abitazioni non collegate alla rete idrica. Alle 11, l’ennesimo Nuovo vertice in via del Chionso. I sindaci si presentano con il dente avvelenato per i dati sottostimati da Enel. Al buio, sono molte più famiglie di quelle indicate. Si decide che lunedì le scuole saranno aperte. Restano chiusi solo il nido di Lemizzone di Correggio, la scuola dell’infanzia di Baiso, il servizio micronido “Il castello incantato”, la scuola elementare e la scuola dell’infanzia di Muraglione. Alle 11, dopo giorni di agonia, una piccola svolta: i sindaci annunciano una class action e un esposto in Procura per interruzione di servizio pubblico. Il prefetto contatta il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli. I dati Enel parlano di 1.530 utenze scollegate, circa 4mila persone. Ma mancano all’appello i guasti sulla bassa tensione. È già certo che almeno 122 cabine rimarranno staccate. E i cento generatori in arrivo dalla Protezione civile regionale sembrano insufficienti. Anche la zootecnia e l’agricoltura sono in ginocchio.

LUNEDÌ 9, L’ INCUBO. Dalla notte di giovedì, oltre 300 gli interventi dei vigili del fuoco. Intere famiglie sono ancora senza luce. La provincia è paralizzata ora per il ghiaccio. Decine le cadute, una delle quali fatale per il 95enne di Gualteri, Sante Artoni. Alle 11, nel consueto vertice in via del Chionso, si rende noto che sono circa 1.200 le utenze in provincia disalimentate. Ma i sindaci consegnano a Enel le segnalazioni ricevute sulla bassa tensione, finora non conteggiate. Per la prima volta si vede un dirigente Enel, Ernesto Coppa, responsabile di Enel Distribuzione. Il presidente Bonaccini chiama il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti per sollecitare lo stato di emergenza. Alle 12, l’assessore regionale alla Protezione civile, Paola Gazzolo, fa sapere che chi è senza corrente non è detto che la riavrà nelle prossime ore.

Da Bologna a Roma, i parlamentari Pd e M5s presentano due interrogazioni per chiarire il comportamento di Enel durante l'emergenza blackout. Nel pomeriggio, la Regione annuncia che raddoppierà le risorse per far fronte alle emergenze: erano 2,5 milioni di euro, ora diventano 5 milioni. Alle 16, l’emergenza arriva anche in consiglio comunale con due interrogazioni Pd e M5s. Partono le verifiche sul piano neve e sugli accordi con Iren. Ancora caos per le strade, soprattutto dove si è accumulata la neve. Alle 16.30, Enel a Bologna convoca finalmente una conferenza stampa. Chiede scusa per i disagi, ma lo fa a denti stretti. E respinge le accuse di mancata comunicazione, annunciando che entro sera sarà conclusa l’emergenza blackout. Il sindaco Vecchi frena gli entusiasmi: «Sarà ancora lunga».

MARTEDÌ 10, L’ESPOSTO. Un cittadino di Novellara presenta un esposto in Procura. La giustizia si muove, mentre le amministrazioni temporeggiano sulla class action. La prima stima dei danni ammonta a 42,5 milioni in tutta la provincia. Viene annunciato un nuovo vertice con l’assessore Regionale, Paola Gazzolo, in programma per venerdì 13, quando viene firmata la richiesta dello stato di emergenza. Alle 20 il prefetto Ruberto scioglie l’unità di crisi e dichiara conclusa l’emergenza. Ma le polemiche continuano sui rimborsi, considerati iniqui e a svantaggio dei piccoli Comuni.

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