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L'Acqua pubblica? Costerà ai Comuni 125 milioni

L'Acqua pubblica? Costerà ai Comuni 125 milioni

A dirlo uno studio di Agenia che per conto di Agac infrastrutture ha analizzato gli aspetti economici e gestionali della costituenda società dell'acqua pubblica reggiana

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REGGIO EMILIA. Si fa presto a dire acqua pubblica. Per riappropriarsi da Iren della gestione del servizio idrico, ai comuni reggiani servono almeno 125 milioni. E’ il responso - decisamente shock - dello studio di fattibilità della società Agenia che per conto di Agac infrastrutture ha analizzato gli aspetti economici e gestionali della costituenda società dell'acqua pubblica reggiana, con soci i comuni del territorio, prevista entro la fine del 2015.

Il documento, presentato in commissione territorio dall'assessore Mirko Tutino, ha dunque schiarito i contorni di un'operazione, quella dello scorporo del servizio idrico da Iren, il cui nodo principale resta quello delle risorse a disposizione degli enti locali.

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In particolare, per rientrare in possesso delle tubature dalla multiutility, che ne detiene la proprietà fino al completamento dell'ammortamento degli investimenti sostenuti finora sulla rete, i comuni della provincia di Reggio dovranno corrispondere un cosiddetto «terminal value» stimato in 102 milioni. A queste risorse vanno ad aggiungersi quelle necessarie per la manutenzione delle infrastrutture, che si prevedono in 20, 25 milioni annui, per un piano triennale fino al 2017 di 79 milioni.

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Per la futura società pubblica si prevede inoltre un modello organizzativo in cui dal gestore uscente (Iren) verrebbero allocati 313 dipendenti. infine, per quanto riguarda le tariffe, si parla di uno «sviluppo tariffario», dal 2016 in poi inizialmente in linea con i valori attuali, ma previsto in crescita negli anni successivi.

Della possibilità di affidare «in house» la gestione dell'acqua, anche in osservanza degli esiti del referendum di quell'anno, si parla a reggio emilia sin dal 2011. Oggi, posto che l'affidamento diretto ad Iren non è più possibile in forza delle normative europee che impongono di fare gare pubbliche, il progetto ha riacquistato slancio. se dovesse andare in porto, alla nuova società pubblica formata dai comuni passerebbe in capo la gestione di un servizio per circa 530.000 abitanti, pari a 180.000 utenze in 44 comuni.

si tratta, tra reti idriche e fognarie di circa 7.500 chilometri di tubature, in stato per la maggior parte effciente. In particolare le perdite di acqua sono nell'ordine del 27%, contro il 35-40% della media nazionale. Tutino, infine, tratteggia alcuni dei principi ispiratori del nuovo soggetto pubblico, nel cui cda dovrebbero sedere anche rappresentanti dei consumatori e delle associazioni ambientaliste.
 

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