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Montruccoli, il pm vuole il carcere

Montruccoli, il pm vuole il carcere

Quattro Castella: pronto il ricorso contro Matteo. L’ex scarcerata ora è senza casa

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QUATTRO CASTELLA. Dopo tre notti in carcere la serratura cambiata gli ha reso impossibile fare rientro nella propria abitazione. È stato un brutto ritorno a casa per Silvia Raso, la 43enne arrestata e poi scarcerata, nell’ambito delle indagini per l’omicidio di Marco Montruccoli, il 34enne ammazzato la sera del 2 febbraio nell’agguato alle Forche, mentre si trovava nell’abitazione del fratello Matteo, scampato al massacro e anche lui, in seguito arrestato e ora agli arresti domiciliari nell’abitazione dei genitori ad Albinea.

Evidentemente il proprietario dell’appartamento dove viveva la Raso a Quattro Castella e nel quale i carabinieri hanno trovato 1,8 chili di marijuana – droga che ha fatto poi scattare gli arresti della Raso e dell’ex Matteo Montruccoli – ha ritenuto così di mettere la parola fine a un contratto d’affitto diventato, per cosiddire, alquanto ingombrante.

La Raso, ora assistita dall’avvocato Fabrizio Fornaciari, era finita nei guai, con l’ex di 39 anni, per la marijuana trovata a casa sua e un altro chilo scarso di cocaina trovato in un maneggio di Viano frequentato spesso dalla coppia, che seppure non più fidanzata si frequenta ancora assiduamente. Al giudice sabato aveva spiegato che quella droga non era sua, che si era fatta coinvolgere dall’ex fidanzato, solo per amore, e il giudice le aveva creduto rimettendola in libertà. Ma al suo arrivo a casa, l’amara sorpresa.

Intanto sul fronte delle indagini, che, in seguito al ritrovamento dell’ingente quantità di droga, hanno preso una decisa virata verso l’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del traffico di droga, il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha espresso la ferma intenzione di volere ricorrere contro il provvedimento di scarcerazione nei confronti di Matteo Montruccoli.

Il 39enne sabato scorso, difeso dall’avvocato Federico Bertani, durante l’udienza per la convalida dell’arresto aveva scelto il silenzio davanti alle domande del giudice per le indagini preliminari Giovanni Ghini. Ciò nonostante il magistrato ha acconsentito alla commutazione del regime restrittivo dal carcere al domicilio dei genitori, ritenendo fondate le preoccupazioni espresse dal legale difensore che, certificati medici alla mano, ha documentato le condizioni fisiche precarie del suo assistito (accoltellato all'addome e al torace la sera del delitto).

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