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Pietra, crollati 200 metri cubi di roccia

di Luca Tondelli
Pietra, crollati 200 metri cubi di roccia

Castelnovo Monti, ieri un nuovo summit per capire le cause della frana: «Un fenomeno impossibile da prevedere»

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CASTELNOVO MONTI. Si è tenuto un lungo summit ieri pomeriggio a Castelnovo Monti, rispetto a quanto avvenuto venerdì alla Pietra di Bismantova, dove un costone della rupe si è staccato precipitando, in blocchi di decine di tonnellate l’uno, nello spazio compreso tra l’Eremo e il Rifugio della Pietra, la zona abitualmente più frequentata della rupe.

Soltanto per miracolo – essendo un venerdì mattina, giorno lavorativo, e non una giornata del weekend, quando in molti visitano quei luoghi – non è stato travolto nessuno e sono state “risparmiate” anche le strutture, sfiorate a pochi metri di distanza.

Al summit, oltre agli amministratori di Castelnovo, ha partecipato anche il geologo dell’Università di Modena e Reggio Alessandro Corsini.

Corsini sta seguendo il progetto di monitoraggio di Bismantova, affidato dal Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano proprio all’Unimore. Non da quest’ultimo avvenimento, bensì da quello verificatosi nel 2012, nella zona vicina all’attacco della Ferrata degli Alpini, anche questa non lontana dall’Eremo ma dalla parte opposta rispetto all’ultimo gigantesco distacco di materiale e roccia.

Da pochi mesi l’Università di Modena e Reggio aveva anche installato degli appositi sensori per verificare movimenti, anche minimi, rispetto alle pareti della Pietra.

Spiega Corsini: «Abbiamo fatto il punto sui sopralluoghi fatti dal giorno dell’evento ad oggi, sulle informazioni raccolte: siamo stati in grado di circostanziare meglio l’area e individuare con precisione la volumetria del distacco. Parliamo di 150-200 metri cubi di roccia, che si sono staccati da una cresta esterna a circa 90 metri di altezza. Rispetto al quadro precedente – aggiunge il geologo dell’università – si è notato che un blocco già parzialmente svincolato, ha visto il cedimento dell’ultimo ponte che lo sorreggeva. Un fenomeno che si è consumato in un lasso di tempo alquanto breve».

Questa rapidità sembra imputabile ai fenomeni di escursione termica accentuata degli ultimi giorni, sui quali da subito era stata posta l’attenzione.

Prosegue infatti Corsini: «Tutto lascia pensare che, pur in un contesto di fragilità naturale come quello della Pietra di Bismantova, una evoluzione così rapida sia imputabile a ripetuti cicli di disgelo e gelate notturne che hanno avuto funzione di fattore accelerante del crollo».

L’Università ha attivato questo monitoraggio a seguito della frana di tre anni fa, come spiega il geologo: «Si tratta di un progetto in cui siamo stati coinvolti dal Comune di Castelnovo Monti e dal Parco nazionale: tra l’altro, i sensori puntati sulle pareti sono attivi solo dallo scorso gennaio, ma il fatto che abbiano “catturato” questo evento potrà essere molto utile».

«Utile soprattutto per motivi di studio più che per un possibile sistema di allertamento – aggiunge il geologo, spiegando come sia difficile poter prevedere e quindi scongiurare fenomeni di questo tipo – Potremo valutare quali zone della Pietra presentano più o meno fratture, e se ci sono condizioni che aumentano i fattori di rischio».

Una possibilità di lanciare una allerta che anticipi eventi come quello di venerdì, però, appare purtroppo impossibile: «Potevamo pensare che un fenomeno del genere potesse dare segnali leggibili nell’arco di qualche giorno, in modo da poter creare una situazione di sicurezza, ma purtroppo non è stato assolutamente così: il fenomeno ha dato i primi segnali e poi si è verificato nell’arco di pochi minuti, un evento assolutamente improvviso e imprevedibile nelle sue dimensioni», conclude l’esperto dell’università.

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