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La Caretera in carrozzella è l’inno di Giulia alla vita

Francesca Soli
La Caretera in carrozzella è l’inno di Giulia alla vita

La rubierese Campani ha disputato e concluso la gara trainata da altri podisti. «Ora punto alla “5.30 Run” per veder sorgere il sole insieme alle mie amiche»

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RUBIERA  Correre 11 chilometri può essere relativamente semplice. Correrli stando seduta su una carrozzella, trainata da amici che si danno il cambio lungo il percorso, diventa già più complicato. Nel corso della Caretera, la rubierese doc Giulia Campani ha potuto provare l'ebbrezza di una corsa in compagnia come tanti podisti fanno ogni settimana. Ma lei è una parsona particolare, la cui storia di vita è una di quelle che rendono il mondo più bello e riconcilia con il genere umano.

Giulia, 25 anni, a causa di una nascita prematura è stata colpita da una paralisi cerebrale infantile che ne ha segnato l'esistenza, ma non la voglia di vivere. «Alle volte è davvero difficile convivere con una situazione come la mia – dice – ma io ho la fortuna di avere una famiglia meravigliosa che non mi ha mai voluto tenere sotto una campana di vetro e mi ha sempre lasciata libera di provare quello che fanno tutti i ragazzi della mia età». «Ho studiato, prima al Matilde di Canossa e poi alla facoltà di Scienze della Comunicazione ed ora che ho una laurea mi trovo di fronte ai problemi che hanno tutti i miei coetanei».

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Ossia?
«Vorrei un lavoro, ma visto che amo stare in mezzo alla gente non ho alcuna intenzione di chiudermi in un ufficio, vorrei stare a contatto con il pubblico e con le persone perché è l'unica cosa che mi dà felicità».

E un fidanzato?
«Non guasterebbe, ma so che quello è forse più complicato da trovare che un lavoro su misura».
Tanta voglia di scherzare e di ridere, un'energia vitale che rende ogni parola di Giulia un vero e proprio inno alla vita. «Da anni assistevo alla Caretera, essendo una rubierese doc. Quest'anno la mia amica Annalisa, della Podistica Rubierese, è entrata in contatto con alcune persone della Gast Onlus che le hanno mostrato come fosse possibile far correre anche chi non è in grado di farlo con le proprie gambe. Me l'ha proposto e in pochi giorni ci siamo accordate per provare sul percorso medio lungo».

Come è andata?
« All'inizio non è stato semplice: può sembrare facile stare su una carrozzella e farsi trascinare da due atleti, che devono essere comunque coordinatissimi, e farsi spingere da un terzo. La carrozzella è monoruota, il movimento va assecondato, ma una volta preso il via mi sono rilassata e mi sono goduta aspetti della nostra campagna che normalmente vivo dal finestrino di una macchina. La campagna intorno a Corticella, con la neve e le nebbia, era quasi spettrale: sembrava di essere a Narnia».

Al traguardo l'hanno festeggiata?
«Sì, anche tante persone che normalmente vedo in paese ma ho faticato a riconoscere Mi hanno detto che il mio è un esempio da emulare. Ma io non mi sento tutta quella forza addosso che gli altri mi attibuiscono, anche se mi fa ovviamente piacere che la mia esperienza si sia rivelata qualcosa di cui parlare e da cui prendere esempio».

Cosa ricorderà in particolare della sua prima Caretera?
« Tutte le persone che mi hanno spinto avevano una maglia rossa, io un pettorale speciale creato apposta per me pecon scritto Watanka: scelta non casuale. Sono una grandissima fan della serie tv Braccialetti rossi, in cui mi rispecchio molto. In confronto alle malattie che i ragazzi affrontano nel telefilm io mi sento un braccialetto rosso di serie B, ma mi sono molto immedesimata e ho fatto un po' mia la storia di questi ragazzi».

La rivedremo in qualche altra gara?
«Sicuramente: mi piacerebbe molto correre la 5.30 Run a giugno per vedere il sole sorgere assieme alle mie amiche».
 

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