Sedici colpi nelle chiese, presa la banda
Ritrovate opere d’arte e oggetti sacri rubati sull’Appennino. Arrestato il ladro, ai domiciliari un antiquario reggiano
di Daniele Montanari
REGGIO EMILIA
Il 90% delle opere d'arte trafugate dalle chiese dell'Appennino, tra Modena e Reggio, per un valore di circa 70mila euro, è stato ritrovato, a seguito di una maxi indagine sui casi che avevano fatto scalpore l'estate scorsa. Tre le ordinanze di custodia cautelare emesse, nell'ambito di un'operazione illustrata ieri a Sassuolo in una conferenza stampa congiunta al Palazzo Ducale fra Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, Soprintendenza e Diocesi di Modena. Di fatto, il secondo tempo rispetto all'altra indagine che nel settembre scorso aveva portato agli arresti di Salvatore Rizzo e Prospero Campagna, entrambi di origine catanese, ritenuti autori di diversi furti compiuti di giorno tra le chiese di Modena e provincia: soprattutto catenine ex voto, candelabri e piccoli dipinti. In questo caso invece si tratta di colpi avvenuti di notte, più difficili da ricondurre ai responsabili anche per l'impossibilità di ricorrere alla videosorveglianza. Sono 16, in 12 chiese situate anche in località piuttosto isolate in Appennino e che quindi richiedevano una persona che conoscesse bene i luoghi. Tra le Chiese saccheggiate anche quella della Mucciatella, a Quattro Castella. Secondo gli inquirenti dietro tutto c'è un uomo di Montefiorino, Giordano Magnoni, considerato l'artefice materiale dei colpi, che per piazzare la merce rubata si avvaleva della collaborazione di Giancarlo Beltrami, antiquario 59enne di Reggio finito ai domiciliari, e Silvio D’Amato, collezionista d'arte modenese per cui è stato disposto l'obbligo di dimora. Il bottino era composto da elementi anche di grandi dimensioni: dipinti, candelabri, statue, croci, inginocchiatoi e altri oggetti sacri. «È stata un'operazione di squadra - ha osservato il capitano Ciro Imperato, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio di Bologna - è stata fondamentale la collaborazione con le stazioni locali, a partire dal comando di Pavullo, e va sottolineato l'apporto dato dal maresciallo Andrea Marsili, già comandante della stazione di Montefiorino e ora a Frassinoro, che ha permesso di circoscrivere le ricerche. Abbiamo incrociato miriadi di informazioni e grazie anche alle intercettazioni abbiamo ricostruito la rete. Le indagini continuano, ci sono opere ancora da ritrovare».
A dare un contributo alle ricerche è stata l'opera di catalogazione compiuta su gran parte dei beni «che - ha rimarcato il soprintendente Stefano Casciu - deve essere potenziata, perché dopo il ritrovamento ci si ferma se non ci sono elementi che conducono all'identificazione». «Dopo il furto del Guercino a Modena abbiamo avviato un inventario dei sistemi d'allarme presenti nelle chiese - ha spiegato don Luciano Benassi, delegato della Curia di Modena per i beni culturali - ma è difficile avere risorse per l'attivazione ovunque».
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