I comitati premiano il “modello Reggio”
REGGIO EMILIA. Il “modello Reggio” per ripubblicizzare il servizio idrico incassa il via libera dei comitati referendari per l'Acqua Bene Comune. Le ragioni le spiega il coordinatore regionale Andrea...
REGGIO EMILIA. Il “modello Reggio” per ripubblicizzare il servizio idrico incassa il via libera dei comitati referendari per l'Acqua Bene Comune. Le ragioni le spiega il coordinatore regionale Andrea Caselli, all’indomani della commissione comunale. Caselli è convinto che i Comuni reggiani siano in grado di reperire i 102 milioni per rientrare in possesso delle reti idriche. «Secondo me ce la possono fare – afferma – ma è chiaro che dovranno essere adottati degli strumenti finanziari». A questo proposito, «credo che un’ipotesi possa essere impegnare le azioni Iren e quindi, attraverso questo impegno, ricevere dei finanziamenti dal sistema bancario per saldare il gestore. Questi soldi verranno restituiti man mano che rientrano nelle bollette, quindi non si tratta di un vero e proprio esborso ma solo di un anticipo». L’esperienza avviata a Reggio, secondo il coordinatore, è «esportabile»: «A Rimini – sottolinea Caselli – stiamo facendo una battaglia di fronte a molti sindaci che invece propongono l'affidamento attraverso gara ad evidenza pubblica per assegnare l'acqua ai privati». Ma sui 102 milioni di “terminal value” polemizza Francesco Fantuzzi del Tavolo nomaxiutility: «Perchè l’ex presidente Bazzano, un anno e mezzo fa, ha parlato di 64 milioni e oggi viene chiesto il doppio? Perchè nessuno verifica sul campo il valore degli investimenti e si accontenta delle cifre presentate da Iren?». Risponde l’assessore Tutino: «Bazzano non aveva lo studio in mano. I 012 milioni non sono una cifra buttata lì da Iren, ma è basata su parametri definiti dall’Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico».
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