«Sì all’acqua pubblica Così troveremo i 102 milioni di euro»
L’assessore soddisfatto del risultato dello studio di fattibilità «Dalle bollette 70 milioni, bastano per gli investimenti»
REGGIO EMILIA. «La cifra appare di impatto, ma lo studio dimostra che il percorso può andare avanti senza aumentare le tariffe e senza gravare sui Comuni». Così l’assessore ai Beni comuni, Mirko Tutino, commenta lo studio di fattibilità realizzato da Agenia per conto di Agac infrastrutture sul processo di ripublicizzazione del servizio idrico. Un progetto presentato martedì in commissione Ambiente, che dovrebbe portare i Comuni reggiani a formare una nuova società pubblica al posto dell’attuale gestore, ovvero Iren, in un passaggio di consegne tutt’altro che semplice. Sul piatto, un piano da circa 125 milioni: 102 milioni di valore di riscatto delle reti, più 20 milioni di investimento annuale.
Assessore, ma dove possono trovare i Comuni una cifra simile?
«In realtà i 120 milioni non sono la cifra necessaria per il riacquisto delle reti. I 102 milioni individuati come “terminal value” sono investimenti non ancora arrivati al termine dell’ammortamento, realizzati sul servizio idrico dal 2005, quando Agac è stata sostituita da Enia e poi da Iren. Il servizio idrico integrato di Reggio investe ogni anno 20 milioni. Per questo la cifra non è stata una sorpresa».
Resta comunque molto alta, non crede?
«Bisogna ricordare che le reti realizzate prima del 2005 sono rimaste ad Agac Infrastrutture, azienda interamente pubblica, ed è quest’ultima che sta completando i piani di ammortamento incassando da Iren un canone trasparenza. Tutto ciò che viene dopo il 2005 è stato realizzato da Iren attraverso investimenti, contraendo debiti. Queste risorse, con il nuovo gestore pubblico vengono reperite con le tariffe».
Quindi saranno i cittadini a finanziare l’operazione?
«Le tariffe del nostro territorio valgono oltre 70 milioni l’anno. Una cifra sufficiente a coprire sia futuri investimenti della nuova società pubblica, sul trend dei 20 milioni l’anno, sia i 100 milioni di indebitamento riscattato. Da questo punto di vista, cambierebbe poco: Iren prende a prestito le risorse da investire nell’acqua. Con la pubblicizzazione lo farebbe il nuovo soggetto. Il punto è capire se questo soggetto avrà la stessa credibilità per contrattare con le banche».
E l’avrà?
«È quello che dice lo studio. Per costi fissi, personale, investimenti e tariffe la macchina regge è “bancabile”, come è stato per Iren».
Si spieghi meglio.
«Credo che si debba mettere in valore ciò che rassicura sul futuro: il numero di operatori è in linea con le esigenze e con altre realtà del Paese, il ciclo si regge mantenendo stabili le tariffe, le reti non necessitano di investimenti rilevanti da rendere eccessivo lo sforzo finanziario. Sommando i 20 milioni di investimento da fare l'anno alla riscossione si ottiene una quantità di investimenti pari a circa un terzo delle tariffe incassate. Il rapporto rende gli esperti più ottimisti rispetto alla partenza dello studio».
Ma i Comuni riusciranno a sostenere questa sfida?
«Nelle prossime settimane, con l'obiettivo di arrivare ad avere dati e soluzioni precise entro fine marzo, si lavorerà su una proposta che non implichi alcun esborso per i Comuni e che consenta la presentazione di un piano industriale credibile perchè il piano finanziario si sorregga senza esborsi dai Comuni e senza incrementi delle tariffe. Le prime valutazioni dei consulenti tecnici vanno tutte in questa direzione. Ora aspettiamo lo studio di dettaglio, ma la nuova società anche se dovesse chiedere crediti alle banche non inciderà sui bilanci dei Comuni».
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