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l’insegnante

«Esperienza che trasforma i ragazzi in cittadini»

«Un'esperienza unica di insegnamento e apprendimento che si rinnova ad ogni viaggio». I grandi protagonisti del Viaggio della Memoria sono indiscutibilmente gli studenti, ma un ruolo altrettanto...

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«Un'esperienza unica di insegnamento e apprendimento che si rinnova ad ogni viaggio». I grandi protagonisti del Viaggio della Memoria sono indiscutibilmente gli studenti, ma un ruolo altrettanto importante – durante l'esperienza come nella fase di preparazione e di rielaborazione – è quello degli insegnanti. Come Manuela Zinani, docente del Filippo Re, che da anni partecipa al viaggio come ai progetti paralleli, ultimo quello delle pietre di inciampo davanti alle case degli ebrei reggiani.

Ad Auschwitz ha visitato i campi con i suoi ragazzi, diciottenni per la prima volta di fronte a uno scenario simile. «Per tutti è stata la prima volta – spiega –. Hanno vissuto l'esperienza in modo intenso, guardato con occhi attenti e ascoltato con cuore vigile. Si sono sorpresi dall'immensità di questo luogo di terrore e di poter camminare là dove altri hanno trovato la morte».

Argomenti “assoluti”, che però non trovano sempre grande spazio nel tessuto sociale, né nel mondo scolastico: «La Resistenza è un argomento per molti di loro lontano, a volte filtrato solo attraverso interpretazioni parziali, o di parte», riflette la Zinani. E in questo, il viaggio della memoria può aiutare: «L'esperienza di preparazione al viaggio e il viaggio stesso consentono ai ragazzi di collocare la Resistenza in una dimensione europea e di esplorarla nel contempo in chiave locale, reggiana, attraverso le testimonianze», sottolinea la docente. «Se spiegare la Resistenza a un diciottenne oggi – come dice lo storico Cavaglion – è “un'esperienza impossibile”, il viaggio aiuta a collocarla nella prospettiva di una scelta di campo contro il nazi-fascismo».

Il viaggio è per i ragazzi, certo. Ma un'insegnante, divisa fra umana voglia di conoscenza e l'impegnato didattico, come lo vive? «Un'esperienza unica di insegnamento-apprendimento che si rinnova ad ogni viaggio e che all'arricchirsi della conoscenza negli studenti unisce il moltiplicarsi dei loro interrogativi». Il progetto reggiano è molto peculiare, per l'altissimo numero di partecipanti, un dato che presuppone un forte sostegno da parte della scuola. E la condivisione fra docenti e dirigenti. «Una metodologia che abbiamo sperimentato come particolarmente efficace è la didattica dei luoghi di memoria; si tratta di riscoprire, per molti di loro scoprire, luoghi della città che parlano di guerre mondiali, deportazioni, Shoah, Resistenza».

In questa ottica, il Viaggio rappresenta un momento di formazione importante, per trasformare «i nostri studenti in cittadini attivi». E qualche testimonianza preparatoria, come quella con il reduce di Auschwitz Piero Terracina, aiuta: «Essere qui in questi giorni permette loro di cogliere più profondamente la differenza che Terracina ha illustrato tra ricordo e memoria: il ricordo è personale e muore con noi, la memoria è collettiva e si costruisce nel passaggio tra generazioni».

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