L'ordinanza fantasma dopo "big snow": aree verdi ancora insicure
Da via Samoggia al Parco Cervi, al Parco del Popolo la situazione è critica: alberi ancora pericolanti e nessuno che rispetti e faccia rispettare il divieto
REGGIO EMILIA. Dodici giorni fa, “Big Snow”. Che ha ricoperto strade e campi con una gelida coperta bianca e ha distrutto, col suo passo pesante, tutto quello su cui si è posato. Con la città paralizzata e migliaia di cittadini al freddo e al buio, la priorità, inizialmente, era stata data a viabilità e sicurezza: ripulire le strade e rendere percorribili i marciapiedi – rimuovendo, oltre alla neve e al ghiaccio, i rami caduti o pericolanti – i primi interventi decisi per tornare alla normalità. E dal momento che era impossibile concentrarsi a 360 gradi su tutto il territorio, nel pomeriggio di lunedì 9 febbraio il sindaco Luca Vecchi aveva emesso un’ordinanza con cui vietava ai cittadini l’accesso alle aree verdi e ai parchi pubblici per 15 giorni. «Il provvedimento – aveva spiegato il primo cittadino – si è reso necessario per la presenza di numerosi alberi danneggiati dalle precipitazioni nevose, e al fine di procedere a una verifica approfondita delle condizioni di pericolo». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10903123:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/02/20/news/parchi-pericolosi-ordinanza-non-rispettata-1.10903123]]
IL NOSTRO TOUR. Peccato che, a pochi giorni dalla scadenza dell’ordinanza, i parchi non siano ancora stati messi in sicurezza. E, soprattutto, la gente non abbia mai smesso di andarci: le coppiette continuano a baciarsi sulle panchine, le mamme spingono i bambini sulle altalene e i ragazzi chiacchierano tranquillamente con un trancio di pizza in mano. Basta approfittare del tiepido sole e fare una passeggiata all’aria aperta, per capire che il piano-neve del Comune è stato rispettato soltanto a metà. Stando a quanto dichiarato nei giorni immediatamente successivi alla nevicata del 6 e 7 febbraio, infatti, l’intento era quello di far rimuovere le frascaglie cadute a terra dagli operatori di Iren, e di avvalersi della competenza di squadre di giardinieri e vigili del fuoco per i rami penzolanti e gli alberi potenzialmente pericolosi. Ma se le strade e i marciapiedi sono ormai sgombre da qualsiasi impedimento, i parchi sembrano veri campi di guerra.
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VIA SAMOGGIA. In quello di via Samoggia, a San Prospero Strinati, sembra sia scoppiata una bomba. Il terreno è ricoperto quasi uniformemente da rami caduti e, a due passi dall’altalena, la grossa biforcazione del fusto di un albero giace in bilico su una panca di cemento. A delimitare la zona indicandone la pericolosità, per fortuna, c’è un nastro bianco e rosso. Ma i pedoni e i ciclisti continuano a percorrere la pista ciclopedonale che si dipana all’ombra di quelle piante dal dubbioso stato di salute.
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PARCO CERVI. All’ingresso di parco Cervi, invece, il nastro segnaletico è stato strappato, e bambini e ragazzi vi camminano in tutta tranquillità facendo la gimcana tra tronchi abbattuti e rami a penzoloni. I cancelli del parco, d’altra parte, sono aperti in sbando e nessun cartello vieta ai cittadini di entrare. Seguendo il viottolo che da piazzale Fiume porta a piazzetta Pignedoli si capisce che le operazioni di messa in sicurezza, qui, sono state iniziate e poi abbandonate: ai piedi di un albero, infatti, si trovano rami segati in cilindretti di uguale lunghezza, mentre tutt’intorno il pericolo regna sovrano, con rami appoggiati – in condizione per nulla stabile – su panchine e fontane, e altri che non piombano al suolo solo perché attaccati a un filo di corteccia.
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CARROZZONE. Al parco del Carrozzone in via del Partigiano la situazione è circa la stessa: alla precarietà arborea che oscilla sui giochi per bambini e lungo i vialetti, però, si aggiunge la formazione di un enorme lago tra le due porte da calcetto.
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L’apoteosi del pericolo, tuttavia, si trova ai Giardini pubblici. I cancelli, come all’ex parco Tocci, sono aperti e nessun cartello vieta l’ingresso. Ma oltre il muretto di cinta, il caos. Guardando in basso, rami di considerevoli dimensioni, aggrovigliati gli uni sugli altri, che sbarrano i vialetti e costringono a camminare sulle aiuole. Guardando in alto, rami di considerevoli dimensioni che penzolano sui passanti sprezzanti del rischio. Anche il secolare Cedro del Libano ha ceduto al peso della neve, e i suoi rami (di almeno 40 centimetri di diametro l’uno) giacciono senza vita sotto la sua folta chioma.
Intanto, sulla testa dei bambini intenti a giocare sui pinco panco e sulle altalene oscillano “spade di Damocle” vegetali che sfidano la forza di gravità.
CAMPO DI MARTE. Al Campo di Marte invece, nonostante il nome di origine marziale, la situazione è assolutamente pacifica.
“Big Snow” è arrivato anche lì, abbattendosi sugli alberi che costeggiano i sentieri e su quelli che circondano la casetta del circolo. Ma – forse perché le piante di quel parco sono più giovani delle altre, forse perché sono state potate meglio e non hanno offerto alla neve innumerevoli rami su cui appoggiarsi – al di là di piccoli rami caduti in modo quasi ordinato ai piedi del proprio tronco, sembra non ci sia nulla di pericoloso o pericolante. I cancelli, tuttavia, sono aperti. E non c’è traccia di cartelli che riportino il testo dell’ordinanza.
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