Anche io sono un poco 'ndranghetista
Nel mio piccolo sono un ‘ndranghetista anche io. Certo, non di quelli importanti, ma faccio la mia parte per sostenere l’organizzazione. Purtroppo la settimana scorsa hanno sequestrato a Reggio i 14 chili di droga che stavano aspettando. Non erano certo tutti per me, io avrei preso solo quel poco che mi serve per fumarmi qualche canna per rilassarmi e un po’ di cocaina per i miei amici professionisti reggiani, però questo sequestro sicuramente creerà problemi ai fornitori dei miei fornitori e di conseguenza a me.
Dovrò trovare altri modi per passare una serata piacevole coi miei amici. Forse andremo di nuovo con quella prostituta che abbiamo caricato la sera scorsa. Era giovane e bella, anche se non sembrava particolarmente felice. In fin dei conti l’abbiamo pagata e trattata con rispetto. Non è che poi mi interessi tanto sapere chi l’ha portata sulle strade reggiane e a chi giovi il suo sfruttamento, l’importante è che abbiamo passato una bella serata senza aver fatto del male a nessuno. Del resto non ho mai fatto del male a nessuno, ci mancherebbe!
Certo che con tutta la crisi che c’è uno deve trovare il modo di rendersi la vita un po’ più facile e magari risparmiare quando può. Per lo meno l’altra sera ho vinto una bella cifra alle VideoLottery; volevano farmi aspettare diversi giorni per accreditarmeli in banca per “ragioni di trasparenza”. Ma scherziamo? Che la faccia qualcun altro la trasparenza. Io ho ben altro a cui pensare.
Per fortuna il gestore ha capito che sono una persona a posto e che poteva stare tranquillo e mi ha dato tutti i contanti sull’unghia. Io gli ho solo dovuto dare il biglietto vincente senza doverlo depositare. Non so bene a chi andrà in mano, e neppure da dove vengano tutti i soldi in contanti che mi ha dato, ma so che stasera mi divertirò e con la vita che faccio ne ho tutto il diritto. Quando Carlo, che era in classe con me al liceo Moro, ha saputo che avevo vinto mi ha molto invidiato. Lui è
in grossa difficoltà con la sua azienda. Per fortuna Mauro, che da anni viene con noi al Palazzetto, gli ha presentato chi può prestargli i soldi senza troppi problemi e anche chi lo aiuterà a gestire la sua impresa senza tutte quelle burocrazie legate allo smaltimento dei rifiuti e alle leggi sulla sicurezza. Mi ha detto persino che costoro l’hanno aiutato a vincere un paio di appalti e gli hanno permesso di riavere indietro dei soldi che dei debitori gli dovevano da tanto. Se avesse dovuto aspettare l’avvocato… “campa cavallo che l’erba cresce”! Sono felice per lui: è una brava persona, non ha mai fatto del male a nessuno, e dà lavoro a tanti reggiani.
Se le mafie prosperano nel nostro ricco paese è perché ci fanno comodo. Non hanno bisogno di armi e minacce, basta che rispondano ai nostri bisogni e volentieri tanti reggiani le aiuteranno a prosperare. La cosa paradossale è che noi stessi, dividendo con inquietante banalità il mondo in bianco e nero, ci sentiamo sempre dalla parte del bianco.
Non vediamo reggiani onesti ed altri disonesti, e calabresi onesti ed altri disonesti, ci siamo “noi” e “loro”, e il male viene sempre “da altri”. E saranno altri a dover cambiare per migliorare la nostra società… noi siamo a posto e non facciamo del male a nessuno. Come Papa Giovanni XXIII e Comune di Reggio Emilia abbiamo pensato di promuovere un dibattito su questo tema, e lo faremo martedì 24 alle 18.45 al Teatro dell’Orologio attraverso la presentazione di un bel romanzo: “La spina di rovo” di Igino Carvelli.
Lo scrittore è un calabrese da anni impegnato nel sociale e che ha sempre cercato di far sentire la sua voce a sostegno della legalità e della lotta alle mafie, cercando di stimolare le coscienze: unico anticorpo contro il degrado sociale, la rassegnazione e il tornaconto personale. Ne parleremo con i cittadini di reggio, sia quelli di origine emiliana che quelli di origine calabrese, che parteciperanno per dimostrare chiaramente quanto di sano vi sia in entrambe le comunità e quanto entrambe siano pronte a promuovere un cambiamento culturale che parta dal mettere in discussione il proprio tornaconto. Un cambiamento che riguarda ognuno di noi perché, come dice Carvelli nel suo libro: “è mafioso chi afferma la cultura del favore e allontana quella del diritto”.
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