«Pesca di frodo, a rischio fatturato di 420 milioni»
Bracconaggio e “Pirati del Po” al centro di un partecipato convegno con esperti «Bisogna superare le divergenze fra associazioni per combattere il fenomeno»
Bracconaggio: non solo un danno erariale ma anche ambientale, che deve essere contrastato a livello nazionale con leggi specifiche come quella di dichiarare l’ambiente ittico sia fluviale sia marittimo, patrimonio dello Stato e con strumenti appropriati, come il sequestro di mezzi e natanti ai pescatori di frodo. Ieri mattina, in occasione della 17esima edizione di “Carpitaly”, mostra nazionale del carpfishing e della pesca al siluro, in pieno svolgimento nei padiglioni della Millenaria di Gonzaga, si è svolto un interessantissimo convegno dal titolo “Bracconaggio 2.0 dai problemi alle soluzioni”. Mai vista una sala congressi così gremita.
Scopo dell’iniziativa, sensibilizzare le istituzioni nazionali, regionali e locali su un problema che rischia di far scomparire la filiera della pesca sportiva con i suoi 420 milioni di fatturato solo nel campo degli accessori e di disperdere un patrimonio di un milione e mezzo di appassionati pescatori, con un ammanco per le casse erariali di miliardi di euro in accise di carburante usato per auto, mezzi e natanti del popolo ittico.
Ad introdurre i lavori è stato Roberto Ripamonti, giornalista di Sky Caccia e Pesca che ha fatto un quadro drammatico: «Il fenomeno del bracconaggio riguarda tutta l’Italia. Negli anni si è perduto il 40% del patrimonio ittico. Solo nel bacino del Po, tra Mantova, Roivigo e Ferrara si sono perse migliaia di tonnellate di pesce. Nei nostri territori operano otto squadre provenienti da Tulcea (Romania), nel Delta del Danubio: si tratta di “lipoveni”, gente che sa sparare e usare il coltello, vere e proprie organizzazioni paramilitari. Consigliamo spesso ai pescatori di non avere a che fare con queste persone, molte delle quali sono state nella Legione Straniera. Queste bande, cacciate dal Delta del Danubio da quando l’Unesco ha dichiarato l’area patrimonio dell’umanità, grazie a connivenze gravissime sono arrivate in Italia e hanno trovato tutto pronto: chi gli procura licenze da pesca, chi gli fornisce appartamenti per accasarsi e perfino chi li addestra su cosa dire a chi li controlla. Contrastare il bracconaggio con gli attuali strumenti non basta più: il 90% delle sanzioni amministrative non vengono mai pagate. Ai controlli, i pescatori di frodo presentano documenti falsi o indirizzi inesistenti. Grave anche il fatto che la Consulta regionale abbia depenalizzato il reato penale della pesca con elettrostimolatori ridotto e pena pecuniaria».
A seguire c’è stato l’intervento, applauditissimo, di Claudio Castagnoli, comandante della polizia provinciale di Ferrara, molto attivo nel contrasto al bracconaggio della pesca, che ha definito i pescatori di frodo “barbari”. Poi la testimonianza di Andrea Marchi, sindaco di Ostellato (Fe) che ha chiesto alla Regione Emilia Romagna di rivedere la legge sulla pesca per intervenire concretamente contro i predoni del Po. Lucio Andreoli, responsabile politiche agricole, caccia e pesca della Provincia di Mantova ha fatto un piccolo bilancio dell’attività: 180 controlli, 23mila euro di sanzioni di cui solo 7mila incassati.
A seguire gli interventi di Marco Trombini, presidente della Provincia di Rovigo, che ha parlato del ruolo delle province e su chi dovrà gestire la polizia provinciale, di Maurizio Pellizzer presidente del parco del Mincio, di Ugo Claudio Matteoli, presidente nazionale Fipsas, Alessandro Pagliarini, imprenditore Carpfishing e Alan Fabbri, sindaco di Bondeno di Ferrara e capogruppo regionale Lega Nord, che in una mozione bipartisan firmata da altri consiglieri leghisti e del Pd hanno chiesto alla Giunta regionale, «in presenza di fenomeni di bracconaggio, di procedere anche al sequestro amministrativo e all’eventuale confisca degli autoveicoli e dei natanti utilizzati, in aggiunta a quello, già previsto, degli strumenti e delle reti».
Marco Carra, parlamentare mantovano del Pd, membro della Commissione agricoltura, ha sottolineato la necessità di “fare squadra” e di superare le divergenze tra le associazioni di pescatori per combattere in modo unitario il fenomeno del bracconaggio. (m.p.)
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