Così saltò il piano delle V2 di Hitler
I reggiani a Tarnow, dove i partigiani consegnarono agli inglesi i segreti nazisti
TARNOW. Un segreto militare temutissimo trafugato fra il fango e l'ombra dello sterminio, con un volo notturno inseguiti dalle SS. Nascoste sotto le foglie, fra un anfratto e l'altro delle grandi vicende, durante il viaggio sbucano spesso storie inaspettate. Le classi del Tricolore si sono imbattute in una di queste durante il Viaggio, quando hanno raggiunto la città di Tarnow. Bella, con inconfondibili tracce asburgiche, segnata durante la guerra dalla “liquidazione” di oltre 40 mila ebrei. Ma anche teatro di un'avventura da romanzo. «Abbiamo saputo che a Tarnow i partigiani polacchi e i servizi segreti inglesi hanno compiuto una grande impresa di spionaggio», raccontano le quinte G, H e I del Tricolore.
Infatti, «in questa zona, ormai dominata dai nazisti, c'erano dei laboratori dove si producevano le V2, i famosi missili a lunga gittata creati dal celebre scienziato Von Braun». Le citatissime V2, che Hitler per anni ha coltivato come arma decisiva, in realtà mai cruciali ma alla base degli studi tecnologici dei decenni successivi. Mai cruciali, fra l'altro, grazie ad alcuni accorgimenti dello spionaggio, aiutati proprio da Tarnow.
«Alcuni dei missili di prova erano caduti, i partigiani polacchi di Tarnow li hanno recuperati in gran segreto e dopo averli fatti analizzare dagli scienziati di Varsavia hanno cercato di mandarli in Inghilterra», dove si trovava il governo polacco in esilio.
Un aereo britannico partito da Brindisi, all'epoca la postazione più avanzata degli alleati, è atterrato vicino a Tarnow, dopo aver lanciato dei paracadutisti – polacchi addestrati dalle forze speciali britanniche – in avanscoperta. I partigiani hanno dato a questi soldati i resti delle V2 e le analisi fatte. «Lì sono iniziati i problemi. L'aereo, al momento del decollo, ha avuto problemi ai motori. E col fango e la neve era difficilissimo decollare. I nazisti si erano accorti di qualcosa e stavano per catturare gli agenti. Solo all'ultimo secondo il pilota, un esperto polacco, è riuscito ad accendere il motore principale e a partire, sia pure in emergenza, con le SS a pochi metri».
Tutto come nei classici film di spionaggio, dunque, e anche la conclusione è buona: «L'aereo è tornato a Brindisi, il materiale è stato mandato a Londra, gli inglesi l'hanno usato sia per studiare le difese dalle V2 sia per migliorare le loro armi». Una bella storia «di cui non sapevamo proprio nulla, è incredibile quante vicende si scoprono toccando con mano i luoghi, nulla è stato come ce lo aspettavamo», sorridono le ragazze e i ragazzi del Tricolore.
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