Gazzetta di Reggio

Reggio

SANITA'

La necessità di adeguarsi

Luigi Setti

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REGGIO EMILIA Con l’elezione della nuova giunta regionale è ripartita, con forza, l’eterna discussione relativa all’evoluzione del sistema di tutele sanitarie (servizi) offerte ai cittadini della nostra regione e della nostra provincia, anche alla luce dei nuovi indirizzi legislativi e delle oggettive diminuzioni di risorse destinate alla garanzia dei servizi.

Come sempre il tema cattura attenzione, interessa molto i cittadini e, come sempre, rischia di essere un po’ drogato, un po’ di parte, condizionato da visioni campanilistiche, corporative, egoistiche o ideologiche. E’ utile fissare pochi punti fermi, semplici e oggettivi, dai quali partire, come semplice cittadino, per meglio comprendere questioni così rilevanti, intimamente e universalmente in grado di coinvolgerci in momenti critici della nostra vita.

La prima osservazione è relativa a questo continuo fare e disfare, pensare e ripensare, questa continua messa in discussione di ospedali, reparti o servizi, questo fastidio che si prova nel veder rimesse in discussione frequentemente quelle che sembravano certezze, veder riproposte come soluzioni quelle che sembravano il problema. Azienda Usl e ospedale riuniti in un'unica azienda sono una esperienza già vissuta e già rottamata anni fa, così come l’integrazione e la messa in rete dei servizi sono scelte praticate con successo ormai da anni. Ci vuole pazienza, non c’è alternativa.

In tutto il mondo occidentale, alla luce di evoluzioni tecnologiche rapidissime e inimmaginabili, in contesti economici che mutano con rapidità, i vari sistemi sanitari sono alla continua ricerca di nuove soluzioni, di nuovi equilibri, in grado di soddisfare i bisogni ad alti standard qualitativi e a costi sopportabili, travolgendo abitudini, aspettative e presunti diritti. Il cambiamento quindi come fatto fisiologico nel quale riconoscersi e impegnarsi e non come il frutto di incapacità programmatoria da vivere come un fastidioso rito riproposto ogni volta da nuovi capi. Il cambiamento come unica possibilità di successo e di sviluppo.

La seconda osservazione da cui partire è la consapevolezza che nella nostra provincia abbiamo servizi validi, un sistema buono, una rete di servizi complessivamente buona, ospedali che funzionano, puliti, tecnologicamente e strutturalmente validi, bilanci sani e una discreta attenzione al cittadino. Certo tutto è migliorabile, a volte i risultati si sono ottenuti in forte contrasto con i lavoratori o i loro rappresentanti, ma complessivamente è importante la consapevolezza che in questo fondamentale settore siamo stati ben governati e che nell’essere protagonisti del cambiamento abbiamo molte cose da difendere, da preservare.

La terza osservazione riguarda grossolanamente alcuni aspetti sostanziali del progetto di riordino che meritano attenzioni diverse.

a) servizi rivolti agli anziani, ai disabili e a patologie croniche: qualsiasi progetto deve prevederne la diffusione capillare sul territorio, i servizi devono essere di qualità, poca burocrazia, facile accesso, grande attenzione al paziente. La messa in rete provinciale o interprovinciale dei servizi può essere un valido strumento in grado di garantire qualità e diversi livelli di intervento;

b) servizi ad alta tecnologia o ad altissima specializzazione. In questo caso la priorità non può essere la vicinanza o la diffusione capillare nei territori ma una programmazione di servizi in grado di garantire altissima qualità e modernità di attrezzature con notevoli abilità professionali rese possibili solo da adeguati bacini di utenza. Erogazione dei servizi anche nelle 24 ore o nei giorni festivi al fine di abbattere tempi di attesa e giustificare i necessari ingenti investimenti economici;

c) rete dell’emergenza-urgenza sempre più centralizzata e tecnologicamente avanzata in grado di garantire rapidità e qualità di intervento;

d) governo, direzione, struttura organizzativa, approvvigionamenti e apparato amministrativo: questi servizi devono interessare ampi territori e ampi bacini di utenza perché solo così può essere vinta la sfida economica della razionalizzazione, della messa in rete dei servizi e di forti economie di scala;

e) rapporto pubblico privato, questo tema va affrontato senza ideologismi, un servizio pubblico può essere garantito anche con dipendenti di aziende private. Le discriminanti vere sono la qualità, l’efficienza, il costo e l’adattabilità alle esigenze del servizio;

f) aree vaste o aree provinciali, non devono entrare in gioco i campanilismi fine a se stessi. Siano espliciti gli obiettivi da perseguire e quali gli strumenti migliori per realizzarli, non si portino i cittadini a crociate su questi temi, ai cittadini interessano i servizi che verranno loro garantiti e sono spesso infastiditi da discussioni che appaiono strumentali al consenso politico miope o alle poltrone.

Una riflessione anche sulla partecipazione di più soggetti alla definizione dei progetti e alla loro realizzazione. Partecipazione dei cittadini, delle organizzazioni, ma anche dei lavoratori. E’ oggettivamente finito un mondo in cui non si poteva muovere foglia senza il consenso delle organizzazioni sindacali, peraltro oggi purtroppo spesso divise e impegnate in una competizione paralizzante tra loro, competizione spesso incomprensibile e autolesionista ma nelle aziende come quelle sanitarie, in cui il vero capitale è quello umano va fatto uno sforzo importante per garantire sani livelli di partecipazione alla vita e alle scelte dell’azienda anche immaginando strumenti nuovi ed efficaci di partecipazione.

 

 

 

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