«La Resistenza ci guida verso le cose giuste»
Gli studenti reggiani scoprono come anche nel campo di sterminio di Birkenau ci fosse chi trovava il coraggio di ribellarsi, sapendo di pagare con la vita
Resistere, anche nel momento più difficile, anche sacrificando le ultimissime speranze. Sono parole che spesso si pronunciano, si promettono, ma metterle in pratica è tutt'altra faccenda. Se ne sono accorti bene gli studenti del Viaggio della Memoria di Istoreco, oltre 360 ragazze e ragazzi che hanno appena completato il primo turno dell'esperienza a Cracovia e Auschwitz, pronti a darsi ora il cambio con il secondo e il terzo turno di coetanei iscritti alle scuole superiori reggiane. E pronti a raccontarlo in esclusiva per i lettori di Gazzetta di Reggio. Sono giovani di tutta la provincia, del Cattaneo di Castelnovo Monti come del Motti, del Filippo Re, del Tricolore e del Moro in città.
Dopo una settimana di visite in piccoli gruppi, a Auschwitz/Birkenau, a Cracovia e nella Polonia meridionale, tutta la delegazione reggiana si è ritrovata per l'atto conclusivo, la commemorazione finale prima della partenza. La ospita da anni un luogo unico e tragico, il krematorium 4 del campo di sterminio di Birkenau. Uno dei complessi con camera a gas, forno crematorio e spogliatoio usato per uccidere – in pochi chilometri – circa un milione e trecentomila persone. Il krematorium 4 è speciale perché, con le sue rovine, parla anche di resistenza.
Gli addetti alla struttura, il sonderkommando formato da prigionieri ebrei destinati a loro volta a venire uccisi, il 7 ottobre 1944 decisero di ribellarsi: nessun'altra vittima sarebbe passata di lì. Fecero saltare in aria il krematorium, pur consapevoli che una reazione – e spietata come solo a Birkenau poteva essere – sarebbe arrivata. Lo sapevano, ma non si fermarono. Distrussero tutto. Molti morirono nell'esplosione, gli altri vennero giustiziati
E 71 anni dopo, quei resti di un gesto di resistenza estrema sono ancora lì: a pochi metri di distanza, i ragazzi e le ragazze del Viaggio hanno parlato di fronte ai loro compagni. Hanno raccontato le loro riflessioni sull'orrore ma anche sulla dignità di chi è passato di lì.
«Credo che l'azione che fecero gli schiavi che lavoravano nel crematorio sia un gesto estremamente giusto», spiega Luca Bertinelli del Motti, uno dei viaggiatori coinvolti. Giusto «perché loro da un certo punto di vista stavano meglio, perché non dovevano lavorare ore al freddo e al gelo, ma dall'altra parte erano più sfortunati perché dovevano bruciare corpi di persone». E «magari persone che conoscevano, ma soprattutto dovevano vivere col pensiero che prima o poi sarebbero stati loro stessi bruciati in quei forni». A guidarli, la consapevolezza di essere dalla parte della ragione: «La resistenza per me è quando una persona si ribella a una cosa evidentemente sbagliata, per me, come penso per tutti gli altri, la resistenza è un insegnamento per poterci guidare verso le cose giuste», sottolinea Luca. Il problema è che di questi temi non si parla spesso: «Per me è stato un argomento nuovo che ho imparato a conoscere attraverso questo percorso di memoria», ammette lo studente del Motti.
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VIAGGIO DELLA MEMORIA
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