Borghi: «A Poiatica un debito ecologico da risanare subito»
Carpineti: appello del sindaco sulla situazione della discarica «Si rischia un catastrofico riempimento d’acqua dell’invaso»
CARPINETI. «Accettare la fine della discarica in queste condizioni è come contrarre un debito ecologico ad altissimo tasso d’interesse che, senza alcun dubbio, qualcuno delle future generazioni dovrà ripagare». Usa parole nette il sindaco di Carpineti Tiziano Borghi, dopo la chiusura della discarica di Poiatica ufficializzata dalla Provincia di Reggio Emilia, visto l’esaurimento dello spazio di accumulo rifiuti previsto per il quinto lotto, l’ultimo già attivo.
Le partite adesso sono due. La prima, la gestione del sito della discarica, che contiene 19 anni di conferimenti di inerti. La seconda, la reale chiusura della discarica. Da due anni la gestione dei rifiuti è di competenza regionale, e non più della Provincia. Il nuovo piano della Regione, finora non è stato varato per una serie di ricorsi e per le dimissioni del presidente Errani ma ora si lavora per riprenderlo. E nella prima bozza, per Poiatica erano previsti rifiuti in arrivo sino al 2020. Su questo punto, il sindaco Borghi ricorda la «promessa dell’assessore regionale Gazzolo di rivedere il piano rifiuti della precedente giunta, che prevedeva un ampliamento di Poiatica di 540mila metri cubi, per un totale di 2 milioni e 500 mila metri cubi».
La scelta precedente era «assolutamente irrazionale, comprovato anche dal semplice confronto con la discarica di Novellara – costruita in un sito sicuramente più stabile di Poiatica – la cui chiusura è prevista al raggiungimento di 2 milioni e 300 mila metri cubi di rifiuti». Ma qualunque sia il futuro in questo senso, rimangono le preoccupazioni, «destinate ad aumentare se si considera lo stato di fatto dei luoghi e il progetto di chiusura, che prevede un invaso artificiale di migliaia di metri cubi tra il cumulo di spazzatura e il versante retrostante».
L’allerta è elevata, c’è il rischio della formazione di una “diga” perché «le acque di precipitazione nell’invaso e le acque di ruscellamento delle sue sponde costituite da argilla e rifiuti compressi con una densità inferiore a 1 sono infatti allontanate dal fondo della diga tramite un tombino che ne attraversa il cumulo, alto fino a 30 metri, per una lunghezza di ben 280 metri».
Un quadro non certo allegro: «E’ assolutamente illogico pensare di gestire un post mortem di una discarica con una tale idrografia e pensare che si mantenga inalterata per molti decenni – sottolinea il primo cittadino – È verosimile che nell’arco di due, massimo tre lustri il tombino possa otturarsi provocando un catastrofico riempimento d’acqua dell’invaso, con conseguente galleggiamento della sponda formata dai rifiuti».
E quindi? Borghi chiede «l’immediata messa in sicurezza idraulica della discarica e il riempimento dell’invaso artificiale con materiale inerte (terre, argille, rocce) in modo che tutte le acque di precipitazioni siano allontanate in superficie. Non possiamo rinviare il problema, dobbiamo assumere le nostre responsabilità pretendendo un’immediata soluzione», ammonisce.
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