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L’appalto finì nella videoinchiesta sulle mafie

L’appalto finì nella videoinchiesta sulle mafie

Da allora i riflettori restano puntati sul cantiere del plesso scolastico e sulle autorizzazioni

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MONTECCHIO. I lavori di realizzazione della scuola di Montecchio erano al centro della videoinchiesta di Cortocircuito. L’indagine giornalistica – realizzata la scorsa estate dopo il successo mediatico di “40 roghi a Reggio Emilia” – aveva svelato, oltre alle storie di imprenditori “espropriati” delle loro ditte e alla presunta aderenza tra mafiosi e mondo politico, che l’appalto per la nuova scuola media montecchiese era stato assegnato senza certificazione antimafia.

Da allora i riflettori sono rimasti puntati sul cantiere del plesso scolastico, e la polemica sulla gara d’appalto non si è placata. Tra i documenti della gara del 2012, infatti, non era stata trovata la lettera di richiesta del certificazione antimafia da parte del Comune, che si giustificò spiegando che era stata data «ampia pubblicità alla procedura di gara», lasciando «più di un mese di tempo per la presentazione delle offerte», utilizzando «il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa», assegnando «70 punti su 100 per l’offerta qualitativa e 30 su 100 per l’offerta quantitativa» e, ad aggiudicazione provvisoria avvenuta, «attivando tutti i controlli per la verifica dei requisiti della ditta». Accertamenti che avevano previsto la raccolta di svariati certificati, tra cui quello di iscrizione della Saedil alla Camera di Commercio riportante la dicitura “nulla osta” ai fini della legge antimafia e che, stando a quanto affermato dai funzionari comunali, «in base alla normativa del 2012, era da considerarsi equiparabile al certificato antimafia».

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