«Ripresa dietro l’angolo non solo grazie al Job’s Act»
Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, ieri in via Toschi «Quella sul lavoro è una buona riforma ma non basta per rilanciare i consumi»
REGGIO EMILIA. «Il 2015 potrebbe essere l’anno per un’inversione di tendenza e l’avvio di una ripresa per le imprese reggiane e più in generale per il settore produttivo italiano e tutti i segnali vanno in quella direzione». E le ragioni, almeno stando al giudizio del direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, che ieri era in città ospite di Unindustria Reggio per parlare del Job’s Act, non stanno solo nella pur importante riforma del mercato del lavoro, ma anche in una serie di condizioni che si sono create: dal calo di prezzo del petrolio, al deprezzamento dell’euro, alle misure decise dalla Bce di Mario Draghi. Tutte ragioni che fanno pensare a una ripresa, in cui a parere dei Marcella Panucci «il territorio reggiano che è tra i più vivaci e che da sempre guarda all’export, fermo restando la stagnazione della domanda interna, saprà approfittarne».
L’incontro del direttore generale di Confindustria con la Giunta dell’Associazione Industriali di Reggio arrivata all’indomani dell’approvazione dei decreti attuativi della riforma del mondo del lavoro non poteva che partire dal giudizio sui decreti attuativi del Job’s Act. Marcella Panucci, a fianco il presidente di Unindustria Mauro Severi, non si è limitata a dire che «si tratta di una buona riforma e di buon senso» e che «ci aspettavamo un provvedimento di questo genere che elimina vincoli e rigidità e rende più competitivo il sistema paese». Ma ha anche aggiunto che «il percorso va completato e gli imprenditori si augurano che i nuovi strumenti vengano estesi a tutti i contratti, perché il contratto a tutele crescenti si applicherebbe solo ai nuovi assunti mentre per quelli precedenti valgono le vecchie norme».
Per Confindustria nel 2015 si registra non solo un’inversione di tendenza e un aumento della fiducia degli imprenditori, ma si sta assistendo anche «al rientro in Italia di alcune produzioni di qualità che negli anni scorsi avevano delocalizzato la loro aziende». E in questo caso «le ragioni sono quelle di un aumento dei costi del lavoro in quei paesi e la professionalità dei lavoratori italiani». Per gli industriali italiani il Job’s act è comunque solo il primo passo e dal governo Renzi e dalla Ue «ci si aspetta altre misure per rilanciare la domanda e sostenere i consumi», mentre per quanto riguardo in specifico l’Italia, dall’Esecutivo e dal Parlamento, «si attendono alcune riforme fondamentali. A partire da quelle costituzionali a quella della Pubblica amministrazione a quella fiscale. Misure a cui deve essere unita una battaglia contro la corruzione, l’illegalità, l’evasione, che restano temi importanti per attirare investitori esteri. Così come sono necessari «non solo norme chiare ma anche tempi certi per quanto riguarda le sentenze e le sanzioni nei confronti di chi non rispetta le regole».
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