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Sentenza Eternit: l’accusa era sbagliata

di Andrea Vaccari
Sentenza Eternit: l’accusa era sbagliata

Rubiera, le motivazioni della Cassazione che ha annullato la condanna e il risarcimento alle vittime per prescrizione

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RUBIERA. L’imputazione di disastro a carico dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny non era quella più adatta da applicare per il rinvio a giudizio, in quanto troppo “leggera”.

Questa la “chiave" delle motivazioni depositate ieri dalla Cassazione nel verdetto di prescrizione che lo scorso 19 novembre aveva anche annullato i risarcimenti alle vittime.

Di fatto, dunque, il processo record che si era svolto a Torino e che vedeva come imputati proprio Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier - azionisti del gruppo svizzero Eternit - per la morte di oltre duemila persone uccise dall’amianto, era prescritto prima ancora del rinvio a giudizio dell'imprenditore.

Per la Cassazione, dall’agosto 1993 era ormai acclarato l’effetto nocivo delle polveri di amianto la cui lavorazione, in quell’anno, era stata definitivamente inibita.

«E da tale data – si legge nel verdetto – a quella del rinvio a giudizio (2009) e della sentenza di primo grado (13 febbraio 2012) sono passati ben oltre i 15 anni previsti per la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005». Inevitabilmente, a fronte della prescrizione del reato, cadono di conseguenza «tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni».

Ad avviso della Cassazione, l'imputazione di disastro a carico di Schmidheiny non era la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio dal momento che la condanna massima sarebbe troppo bassa, per chi miete morti e malati, perché punita con dodici anni di reclusione. «Colui che dolosamente provoca – aggiunge la Suprema Corte – con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso».

Il contenuto delle motivazioni non ha lasciato insensibile Emanuele Cavallaro, sindaco di Rubiera (sede, in passato, di uno stabilimento Eternit così come Casale Monferrato e Cavagnolo in Piemonte e Bagnoli in Campania), che spera comunque in futuri sviluppi positivi per le vittime e i loro familiari. «Questa decisione – spiega il primo cittadino – ci rinfranca nel percorso legale che stiamo percorrendo, vale a dire un esposto che chiede alla magistratura di valutare il reato di omicidio (unico reato, insieme a quelli contro le norme costituzionali, per il quale non è prevista la prescrizione, ndr) che oggi, in forza anche di queste motivazioni che attendevamo, assume maggiore autorevolezza. Acquisita formalmente la sentenza, sentito il legale che ci sta seguendo, provvederemo la settimana prossima a depositare l'esposto stesso in procura in nome e per conto di tutti i cittadini. Non discuto queste motivazioni, ma non vogliamo lasciare nulla di intentato per avere giustizia: fosse anche per uno solo dei nostri morti».

Non manca un pizzico di amarezza: «Ribadisco l’insoddisfazione – conclude – per un sistema di legge che prevede la cancellazione di reati molto gravi. La politica si era presa degli impegni in tal senso e speriamo che se ne vedano i frutti. I familiari delle vittime? Abbiamo in calendario un incontro nei prossimi giorni. E’ giusto tenere i riflettori accesi su una vicenda importante come questa».

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