Gazzetta di Reggio

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I primi cinquant’anni della scuola reggiana raccontati in un libro

di Luciano Salsi
I primi cinquant’anni della scuola reggiana raccontati in un libro

In primo piano l’istruzione superiore a carico della Provincia Nel 1951 gli iscritti erano 1.500, oggi sono più di ventimila

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REGGIO EMILIA. "Una provincia che fa scuola, aspetti dell'istruzione secondaria a Reggio Emilia (1962-2012)", curato da Mirco Carrattieri, Nadia Castagnetti e Alberto Ferraboschi e pubblicato da Diabasis con il contributo di Istoreco e dell'amministrazione provinciale è stato presentato ieri a Palazzo Allende. Vi è illustrato il supporto fondamentale che la Provincia ha dato allo sviluppo del territorio reggiano provvedendo non solo alla costruzione di edifici scolastici di grande qualità, ma anche alla promozione di sperimentazioni e riforme educative, alla programmazione dell'offerta formativa e all'orientamento degli studenti nell'ambito dell'istruzione superiore, che era e rimarrà sostanzialmente di sua competenza.

Dopo l'introduzione del presidente Giammaria Manghi è toccato a Ilenia Malavasi, ultimo assessore alla scuola e attuale vicepresidente della nuova Provincia con delega all'istruzione, sottolineare la priorità politica che l'ente ha sempre attribuito alla formazione scolastica: «La Provincia di Reggio - ha detto - vi ha sempre investito molto e ora passa il testimone con le carte in regola. Nel 1951 gli iscritti alle scuole superiori erano 1500, nel 1967 erano 1861, ora sono più di ventimila. All'inizio avevamo un solo istituto. Ora ne abbiamo venti. In mezzo secolo abbiamo dato risposte a un mondo profondamente cambiato. Abbiamo dato vita al decentramento nei poli scolastici distrettuali e abbiamo collaborato con il provveditorato agli studi per fare crescere un sistema scolastico di qualità, da cui sono usciti i nostri quadri tecnici e amministrativi, i dirigenti e i professionisti».

Fino al 1996 la competenza della Provincia era limitata agli istituti tecnici e ai licei scientifici, poi s'è estesa all'intera istruzione superiore. Nel dopoguerra l'ente locale aveva ereditato pochi edifici di rilevanza storica, come il "Secchi" nell'omonima via. Il primo intervento importante fu la costruzione dello "Scaruffi" in via Filippo Re all'inizio degli anni Sessanta. Poi venne investita l'area di via Makallè, dove si trovavano la sede e l'azienda agraria dello "Zanelli", che fu trasferito nella sede attuale di via Fratelli Rosselli. Al suo posto sorsero prima l'Iti Nobili, poi dal 1974 il "Bus" sperimentale (attuale istituto "Pascal"), il "Secchi" per geometri e il magistrale "Canossa". Il "Bus" fu il modello delle costruzioni successive, con il suo vasto atrio progettato per le assemblee studentesche impostesi negli anni della contestazione.

Fra gli anni Sessanta e Settanta ebbe inizio la distrettualizzazione. Furono realizzati, uno dopo l'altro, i poli distrettuali di Castelnovo Monti, Guastalla, Correggio, Scandiano e, ultimo, quello di Montecchio nel 1987. Al 1995 risale il nuovo liceo scientifico "Moro", la cui vecchia sede, in via Franchetti, è stata egregiamente restaurata e assegnata all'Ariosto-Spallanzani. Nell'ultima fase sono stati attuati ampliamenti e completamenti degli edifici esistenti. In ogni periodo sono state rispettate e talora anticipate le norme di sicurezza e risparmio energetico.

Alla presentazione del volume sono intervenuti Silvia Menabue, dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, Mirco Carrattieri, presidente di Istoreco, Stefano Vitali, soprintendente archivistico per l'Emilia-Romagna, e Giorgio Zanetti, direttore del dipartimento di Educazione e scienze umane dell'università di Modena e Reggio.

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