L’Argo chiude all’estero e torna a Reggio
Rilanciati gli stabilimenti di Fabbrico, San Martino, Luzzara e Reggio. Assunti 50 operai. Assemblati 24 mila trattori l’anno
FABBRICO. Prima sono stati chiusi gli stabilimenti in Francia e Gran Bretagna, poi sono stati rilanciati i quattro in provincia di Reggio Emilia. Così, solo nell’ultimo anno e mezzo, l’azienda ha assunto altri 50 lavoratori, passati da 1.600 agli attuali 1.650. Si sta rivelando un successo il processo di re-shoring operato dal gruppo reggiano Argo Tractors (Landini, McCormick e Valpadana i marchi principali).
L’azienda della meccanica agricola aveva acquisito linee di lavorazione a Saint Dizier, in Francia, e a Doncaster, nel Regno Unito. Chiusi tra il 2007 e il 2010 questi stabilimenti, si è puntato tutto su quelli in provincia di Reggio Emilia, tra Fabbrico, San Martino in Rio e Luzzara, nei quali possono essere assemblati fino a 24.000 trattori l’anno.
Un altro caso di delocalizzazione al contrario, insomma, che si sta rivelando vincente. Del resto, il gruppo Argo ha nel suo Dna l’esperienza e il valore del pianeta dei conto-terzisti. La società infatti è una holding fondata nel corso degli anni Ottanta quando i fratelli piemontesi Morra si lanciano nel business agromeccanico acquistando la MBS di Reggio Emilia, produttrice di ingranaggi e organi di trasmissione per il settore della meccanizzazione agricola.
È il primo tassello del futuro impero del trattore Made in Italy. Che comincia proprio dalla fornitura industriale per conto terzi. A piccoli passi la società allarga il suo perimetro aggiungendo nuove linee produttive: nel 1987 compra la Pegoraro di Vicenza (frese e aratri) e nel 1989 la Fort di Luzzara (macchine per lo sfalcio, il trattamento e la raccolta dei foraggi).
Il mosaico, dai singoli pezzi al prodotto finito, è quasi completo. Manca un brand di rilievo per presentarsi al mercato. E nel 1993 viene acquisita la maggioranza della società Landini di Fabbrico, storica casa italiana di trattori nata nel 1884.
L’anno successivo entra in famiglia anche la Valpadana di San Martino in Rio e infine nel 2001 ingloba anche il marchio Mc-Cormick, brand dal colosso di Case New Holland. Ma gli impianti ex CNH vengono convertiti, come è il caso di quelli di Saint Didiers, in centro ricambi, oppure chiusi come è accaduto per Doncaster.
«Una scelta lungimirante – spiega il direttore marketing di Argo Tractors, Antonio Salvaterra – visto che, anche in una difficile fase per il settore iniziata nel 2008, il nostro gruppo è riuscito ad assicurare nuova occupazione».
E questo nel cuore del distretto della meccatronica dove Argo Tractor, che registra un fatturato di circa 480 milioni di cui l’80% realizzato sui mercati esteri, produce un quarto dell’indotto complessivo.
Il trattore del gruppo Argo resta ancorato al Made in Italy. Ma in cantiere ci sono piani anche di espansione produttiva, in quei mercati che vengono considerati strategici per il futuro. Nel 2014 è nato anche un progetto in Brasile per la creazione di uno stabilimento in grado di produrre trattori di concezione Argo Tractors destinati ai mercati dell’America Latina.
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