Gazzetta di Reggio

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Non consegna la posta: è condannato

di Tiziano Soresina
Non consegna la posta: è condannato

Sant’Ilario: dovrà anche risarcire una giovane che si è ritrovata con il gas tagliato perché la bolletta non era mai arrivata

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SANT’ILARIO. Denunciato per soppressione di corrispondenza.

Sono iniziati così – nel 2009 – i guai per il postino 28enne Michele Cirillo, assunto per tre mesi ma che viene accusato da una santilariese di non averle recapitato la corrispondenza fra il novembre 2008 e il gennaio 2009. A far infuriare la giovane – che abita in via Libertà – è quanto c’è a monte di questa storia ieri approdata in tribunale a Reggio. In quei giorni, all’improvviso, le era stata staccata la fornitura del gas e in pieno inverno non dev’essere stato piacevole ritrovarsi senza riscaldamento. Si era rivolta in fretta all’allora Enìa (ora Iren) e le era stato spiegato che non aveva pagato le ultime tre bollette (per complessivi 432 euro) ed aveva pure ignorato il sollecito di pagamento speditole per raccomandata. Ma lei cade dalle nuvole, perché ritiene di non aver mai ricevuto nè le bollette, nè il sollecito di pagamento e, imbufalita, vuole andare in fondo a questa vicenda. Scatta una denuncia e per la procura la colpa è del postino che non aveva consegnato la corrispondenza. Tesi accusatoria confermata ieri in udienza dal pm, che ha chiesto una condanna a 4 mesi di reclusione. La santilariese, costituitasi parte civile, ha rimarcato la propria posizione tramite l’avvocatessa Rosa Apadula: «La mancata consegna è avvenuta solo in quei tre mesi – spiega il legale di parte civile – per non parlare dei disagi, anche sul piano economico, sofferti dalla mia assistita per far riattivare la fornitura del gas». Di parere contrario l’avvocato Gianluca Tirelli che difende il postino precario (originario di Castellamare di Stabia, ma residente a Sant’Ilario) ed ha replicato alle accuse: «Le tre bollette del gas mai pagate vanno da aprile ad ottobre, quindi riferibili ad un periodo in cui Cirillo non faceva il postino. Ma anche sulla raccomandata di sollecito c’è molto da dire – prosegue – perché il responsabile del servizio qualità di Poste Italiane ha spiegato come il tentativo di recapito fosse andato a vuoto perché non c’era il nominativo sul campanello». Una richiesta d’assoluzione che non ha trovato d’accordo il giudice Cristina Beretti che ha condannato il postino a 4 mesi di reclusione (pena sospesa) ed al pagamento di tremila euro di risarcimento-danni.

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