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Rogo all’ortofrutta, grossista arrestato

Rogo all’ortofrutta, grossista arrestato

La sera del 16 gennaio diede fuoco al “Rosy & Ciro” per vendetta, ritenendo che non gli fosse stato saldato un credito

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SCANDIANO. Decine di incendi negli ultimi anni, di origine dolosa. Molti legati all'attività intimidatoria della criminalità organizzata, altri come gesti di ritorsione o vendetta collegati a questioni economiche, debiti in primi luogo. E in quest'ultima categoria appartiene l'episodio avvenuto lo scorso 16 gennaio, quando un violento incendio causò gravi danni al negozio di ortofrutta “Rosy e Ciro” di via Mazzini. Poco più di un mese di serrate indagini, coordinate dal sostituto procuratore Valentina Salvi della Procura reggiana e dai carabinieri della Tenenza scandianese del comandante Simone Postiferi, sono così riuscite a trovare il bandolo della matassa, identificando e arrestando con l'accusa di incendio doloso Angelo Cunsolo, 30 anni, siciliano di Gela. Il provvedimento restrittivo è stato firmato dal gip Angela Baraldi.

I risultati dell'operazione sono stati presentati dal comandante provinciale dell'Arma, colonnello Paolo Zito, assieme al capitano Giuseppe Nardò e allo stesso Postiferi.

Sulla natura dolosa dell'incendio nel magazzino del negozio scandianese, i militari non hanno avuto dubbio fin dalle prime indagini, mentre ancora i vigili del fuoco erano impegnati a domare le fiamme per evitare che si propagassero ad edifici vicini: la rete di recinzione tagliata, un forte odore di benzina nell’aria, una tanica abbandonata poco distante assieme ad un piede di porco, arnese servito per forzare la porta del magazzino. E proprio partendo da questo attrezzo, che risultava nuovo, i carabinieri, con pazienza certosina, hanno iniziato a battere i negozi di ferramenta della zona e della vicina area modenese, fino a trovare quello in cui era stato venduto. Questo prezioso elemento, assieme ad altri, come delle immagini riprese da telecamere nella zona del rogo, hanno messo gli investigatori sulla strada giusta per arrivare a prendere l'autore materiale. Autore che nel frattempo aveva abbandonato la nostra regione per tornare nella sua terra d'origine. E proprio in Sicilia, a Gela, i carabinieri scandianesi, in collaborazione con i colleghi locali, hanno arrestato Cunsolo, che adesso si trova nel carcere siciliano in attesa di trasferimento.

Ma perché Cunsolo avrebbe dato fuoco al negozio di cui è amministratore il campano Ciro Scognamiglio? A scatenare la "vendetta" il mancato pagamento di merce per circa 5 mila euro che Cunsolo (grossista con pesanti problemi debitori nei confronti dei fornitori) aveva fornito al negoziante per venderla, ma questi era riuscito solo in parte a soddisfare questa richiesta. Il grossista ha preteso ugualmente il pagamento della fornitura, ottenendo però in cambio un rifiuto. Così Cunsolo è passato alle minacce verbali, spalleggiato in questo dal padre, che ora risultato indagato per questo reato. Secondo le indagini, la situazione alla fine è degenerata e, prima di tornare in Sicilia, chiudendo la fallimentare attività di grossista avviata nella nostra zona, Cunsolo avrebbe lasciato un "biglietto di saluti" sotto forma di benzina versata su casse di frutta e verdura poi incendiate. Le indagini non sono concluse, perché i carabinieri vogliono capire se altri familiari dell'arrestato, tra cui la convivente, hanno avuto un ruolo o meno nell'incendio di via Mazzini.

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