Sopralluogo all’Eremo della Pietra danni al tetto e ad alcuni ponteggi
CASTELNOVO MONTI. Dopo i sopralluoghi dei giorni scorsi, che si sono incentrati soprattutto sulle condizioni della parete rocciosa della Pietra di Bismantova da cui si è verificato il grosso...
CASTELNOVO MONTI. Dopo i sopralluoghi dei giorni scorsi, che si sono incentrati soprattutto sulle condizioni della parete rocciosa della Pietra di Bismantova da cui si è verificato il grosso distacco di materiale il 13 febbraio scorso, ieri si è tenuto un nuovo sopralluogo incentrato sulle condizioni dell’Eremo di Bismantova, chiuso e messo in sicurezza il giorno del crollo con il trasporto in altre parrocchie delle vicinanze dei principali beni artistici ospitati nell’antica chiesa sotto le pendici della Pietra. A condurre il sopralluogo, accompagnati dai vigili del fuoco di Castelnovo, sono stati, per il Comitato popolare nato alcuni anni fa per restaurare l’eremo, il presidente Domenico Dolci, il direttore dei lavori Stefano Croci e il rettore del santuario don Edo Cabassi, ora ospitato nella parrocchia di Cagnola.
«Lo scopo del sopralluogo – spiega Croci – era di avere un quadro più dettagliato della situazione dell’eremo, visto che di fatto ad oggi ci eravamo potuti soffermare solo su esami molto brevi. Devo dire che la struttura ne è uscita mediamente bene; poteva davvero andare molto peggio, viste le dimensioni del crollo».
«Abbiamo verificato dei danni alla copertura del tetto – prosegue Croci – e al solaio del sagrato, ma sembrano danni piuttosto circoscritti, anche se ovviamente saranno necessari esami più approfonditi. Ad essere danneggiati sono stati i materiali e le strutture approntate dalla impresa che stava eseguendo i lavori di restauro per conto del Comitato: i ponteggi e anche alcuni bancali di sassi lavorati da utilizzare per il restauro, che erano sul piazzale, sono andati distrutti».
Ora la cura del santuario dipenderà fortemente dalla possibilità di sgomberare e mettere in sicurezza con le garanzie sufficienti quella che attualmente resta la “zona rossa” inaccessibile della Pietra, sulla quale sono comunque già stati annunciati interventi di disgaggio di materiale e massi pericolosi in parete non appena saranno definite le modalità e saranno individuate le risorse necessarie. Per queste si fa affidamento anche sulla richiesta, già inoltrata, di calamità naturale. Il comitato ovviamente si augura che comunque, anche se in tempi non brevissimi, la zona possa essere riaperta, anche perché per il restauro dell’eremo, luogo di fortissima devozione mariana, meta di pellegrinaggi che hanno visto la partecipazione anche di migliaia di persone (vi sono testimonianze legate a quello dell’agosto 1616, al quale parteciparono più di tremila persone), erano già stati investiti circa 300 mila euro. (l.t.)
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