«La Mediopadana? Un autogol di Parma»
Lo scrittore parmigiano Valerio Varesi: «Il declino? Colpa di una classe politica scarsa e ladra»
REGGIO EMILIA. «Parma è in declino. Per colpa di una classe dirigente scarsa, quando non addirittura ladra». E’ tranchant il giudizio di Valerio Varesi sulla crisi che sta vivendo - invero non da oggi - la sua città natale. Parmigiano trapiantato a Bologna, giornalista di Repubblica e scrittore, con il suo ultimo romanzo “La strategia della lucertola” a messo il suo personaggio, il commissario Soneri a tu per tu con la Parma di oggi, la Parma degli scandali e - appunto - del declino, economico, culturale e persino morale. «In realtà - dice - di Parma ho scritto anche in altri romanzi...».
Ma stavolta ha affondato il coltello...
«Era inevitabile - dice quasi scusandosi - dopo quello che è successo in questi anni...».
Se l’aspettava il sindaco di Parma alla disperata ricerca di aiuto, che si rivolge a Reggio quasi con il cappello in mano per salvare l’aeroporto o per chiedere una fermata a Parma dell’Alta Velocità?
«Sulla Mediopadana, Parma sbaglia, almeno quando grida allo scippo da parte di Reggio. Le cose non sono andate così: la Regione aveva strappato a Trenitalia una fermata intermedia tra Milano e Bologna. E cartina alla mano, la fermata Mediopadana poteva soltanto essere a Parma. Ma Parma si mise a discutere, a litigare su dove piazzarla, traccheggiò. Fu allora che Reggio, con Romano Prodi e Antonella Spaggiari si fece avanti, con un progetto di qualità com’è quello di Calatrava».
Ma Parma, all’epoca, non fece le barricate...
«No, preferì puntare sulla cosiddetta interconnessione, sottovalutando il fatto che così avrebbe vanificato il senso stesso dell’alta velocità, senza contare tutti i problemi tecnici che comporta il trasferimento di un Frecciarossa su una linea che viaggia a una tensione ordinaria. Insomma un pasticcio».
Il risultato è che Reggio non mollerà e l’Alta Velocità per l’Expo fermerà alla stazione di Calatrava.
«Ed è un paradosso se si pensa dove fermeranno i treni da e per l’Expo. Praticamente davanti alle Fiere di Reggio, fallite, mentre a Parma la fermata sarebbe stata davanti alle Fiere, sede dell’Authority dell’agroalimentare».
I debiti del Comune, quelli dell’Aeroporto, la squadra di calcio. Tutta colpa della politica?
«Io aggiungerei anche la cultura. Penso al Regio di Parma e al fatto che sono anni che non c’è una stagione degna di questo nome. Il problema è che quando non ti confronti con nessuno, le idee non circolano. Il calcio è il meno, davvero...».
Reggio sta meglio di Parma?
«Adesso sì, anche perché negli anni ha mantenuto quella concretezza contadina. Ma anche lì, guai a sottovalutare ancora il tema della criminalità organizzata». (m.s.)
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