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Libera: «Pagliani si dimetta da consigliere»

Libera: «Pagliani si dimetta da consigliere»

La risposta dell’avvocato: richiesta assurda, mi sono fatto ingiustamente ventidue giorni di carcere

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REGGIO EMILIA. La scarcerazione di Giuseppe Pagliani non convince Libera. Il coordinamento reggiano dell'associazione contro le mafie invita il capogruppo di Forza Italia a dimettersi senza indugio dal consiglio comunale: "Chiediamo all'avvocato Pagliani un gesto di responsabilità e, nell'attesa di dimostrare la sua estraneità alle vicende dell'operazione Aemilia, di rassegnare le proprie dimissioni da consigliere".

L'uscita dal carcere, infatti, a suo avviso non equivale a una dimostrazione d'innocenza: "Non essendo ancora terminate le indagini che lo vedono coinvolto per concorso esterno in associazione mafiosa - argomenta Libera - non riteniamio che possa svolgere il suo incarico in modo trasparente e credibile".

Il suo caso viene quindi accostato a quello, diverso, del sindaco di Brescello Marcello Coffrini, a cui si chiese invano di dimettersi per avere difeso il boss Grande Aracri e avere negato l'infiltrazione della 'Ndrangheta. Pagliani respinge l'invito a dimettersi interpretando quasi come una dichiarazione d'innocenza la decisione del Tribunale della Libertà di scarcerarlo. Inoltre assimila Libera ai partiti che, a suo avviso, muovono contro di lui una "bieca speculazione politica".

"La richiesta di Libera - scrive - è assurda. Invece di tutelare chi è vittima di un caso grave di ingiustizia, spinge politicamente sull'acceleratore. Che io sia un avversario scomodo politicamente lo so da me. Che però in modo così subdolo si continui ad associare una persona onesta a vicende alle quali sono totalmente estraneo è semplicemente squallido. A loro avviso chi ha fatto 22 giorni di detenzione in carcere ingiustamente dovrebbe astenersi dall'esercitare le funzioni pubbliche che gli elettori gli hanno attribuito in attesa di essere prosciolto. Siamo al sovvertimento dello stato di diritto. Chi neppure è imputato dovrebbe essere sottoposto ad un cordone politico sanitario di sicurezza soltanto in ragione di un teorema giudiziario insussistente.

"Chi scrive ha la coscienza pulita, nulla ha commesso al riguardo e neppure mai e' andato a svolgere campagna elettorale a Cutro. Ringrazio i molti esponenti politici anche di centro sinistra che hanno espresso piena ed incondizionata solidarietà al sottoscritto. Non intendo per il futuro replicare a richieste di mie dimissioni tanto impertinenti quanto meschine". (l.s.)

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