Prime frizioni sul fronte antimafia
Il procuratore della Dda di Catanzaro: «Starei attento a parlare dell’Emilia come terra di ’ndrangheta»
BOLOGNA. Rialza la testa la DDA di Bologna a corto di magistrati, fiaccata dalle decisioni del Tribunale del Riesame (che ha concesso la libertà ad alcuni degli arrestati eccellenti dell’Operazione Aemilia, tra cui Palmo Vertinelli e Paolo Pagliani) e ora colpita anche da fuoco amico.
LE SCARCERAZIONI. E’ un tema delicato: qui si tratta di conoscere le motivazioni del Riesame per capire se le scarcerazioni già decise, come quelle di Giuseppe Pagliani o Palmo Vertinelli, siano dettate dalla mancanza delle condizioni che giustifichino la custodia cautelare o, piuttosto, attacchino direttamente il teorema d’accusa della DDA.
Il procuratore Roberto Alfonso ha spiegato ieri che «la linea dell'ufficio è quella di fare appello, salvo che non troviamo motivazioni particolarmente convincenti».
FUOCO AMICO. Anche se nel documento della Dna presentato in senato dal procuratore nazionale Franco Roberti si definisce l'Emilia-Romagna (ormai) una terra di mafia, «nel senso pieno dell'espressione», il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto, ci va cauto. Intervenuto a un convegno delle polizie locali del Sulpl a Finale Emilia (Modena), ha dichiarato così: «Io non ho l'autorevolezza del procuratore nazionale antimafia, se il procuratore l'ha detto ha le sue ragioni. Non vorrei commentare a mia volta commenti già autorevoli. ma non amo i toni roboanti in questi casi. Io dico: prima capiamo i fatti, aspettiamo che vengano portate a compimento inchieste e processi».
Iinsomma, rimarca Luberto, «non so ancora quanto le inchieste che hanno avuto sfogo ora siano maturate nel contesto sociale», quindi «starei attento a parlare di terra di mafia e terra di 'ndrangheta»
L’ORCHESTRA. «Ho messo in piedi una distrettuale prendendo quattro bravi suonatori e sto cercando di fare un'orchestra. Se ci sono riuscito o no, non sta a me dirlo. Parlano i risultati, però», ha detto ieri Alfonso ha commentato, parlando coi giornalisti, un passaggio della relazione della Direzione nazionale antimafia: nel capitolo curato da Roberto Pennisi si dice, tra l'altro, che tra i quattro Pm che compongono la Dda bolognese non si coglie l'esistenza di un comune sentire.
«La relazione - ha sottolineato Alfonso - non parla di contrasti né di conflitti, non usa termini che hanno un significato importante. Usa questo linguaggio raffinato, da latinista, per dire che probabilmente una comunanza di amorosi sensi potrebbe pure ricercarsi e trovarsi». Ha intenzione dunque di mettere mano alle deleghe? «No, assolutamente. Spererei di poter incrementare il numero, almeno di un'unità». CAVALLO DI TROIA. In Emilia Romagna i soldi hanno rappresentato una sorta di «cavallo di Troia» permettendo alla criminalità organizzata di infiltrarsi nel territorio: così. Alfonso, che rispetto alla sottovalutazione del fenomeno ha parlato della «mancanza di fatti delittuosi gravi con violenze alle persone» perlomeno nella parte emiliana perchè nella parte romagnola sono state condotte estorsioni «con violenza fisica alle persone di gravità inaudita». «Fino a quando giravano soldi - ha osservato il procuratore di Bologna - più facilmente arrivavano e meglio era. Quello, invece, era un segnale che andava colto. Qui il percorso, il cavallo di troia sono stati i soldi, c’è poco da fare».
CARE ISTITUZIONI. Per il numero uno della Dda «questa regione deve prendere atto di quale è la sua reale situazione, poi ognuno di assume le responsabilità proprie del suo ruolo e fa quello che la legge gli impone di fare». Nella relazione della Dna si sollecita ad una reazione comune contro la criminalità spiegando che gli arresti da soli non sono sufficienti ed è per questo necessaria una terapia di legalità. «È un messaggio a tutti. La collettività - ha sottolineato Alfonso - non deve sentirsi non destinataria o esclusa da questo messaggio. È un invito a prendere consapevolezza, e ad adottare provvedimenti, comportamenti, condotte e prassi positive per cercare di arginare tutti quanti insieme il fenomeno».
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