Gazzetta di Reggio

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Suinicoltura, tracollo del prezzo delle carni

La crisi del settore al centro di un convegno. L’assessore Caselli: «Salvaguardiamo la qualità»

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REGGIO EMILIA. Anche iI 2014 si è chiuso per la suinicoltura con un ennesimo segno negativo e con un calo del 20% delle macellazioni e con il prezzo delle carni suine che negli ultimi sei mesi in tutta l’Ue hanno subito un tracollo a causa dell’embargo della Russia. Una situazione che va ad aggravare lo stato di crisi di un settore che per anni è stato trainante per la nostra zootecnia e che ancora oggi vede la nostra regione ai primi posti in Italia per capi allevati.

I tanti dati e le analisi al centro del convegno “Come valorizzare le carni suine per competere sui nuovi mercati” - che si è svolto a Reggio nella sede dell’ente di formazione Dinamica e concluso dall’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli - hanno evidenziato come le difficoltà del settore finiscano per scaricarsi sugli allevatori, che sono la parte più debole della filiera produttiva. Come conferma il dato che dieci mesi del 2014 la macellazione di capi suini di 73mila tonnellate. Una crisi che non riguarda solo la carne destinata al consumo, ma anche quella destinata alla produzione di prosciutto Dop Parma e San Daniele (che rispettivamente assorbono 10 milioni di cosce il primo e quasi tre milioni il secondo) e gli altri tagli di carne destinati alla produzione di salumi.

La necessità sottolineata dai produttori intervenuti è quella di una redistribuzione equa del reddito tra produzione, macellazione, trasformazione e commercializzazione.

Una sollecitazione colta dall’assessore Caselli che ha sottolineato però come «non si possa che partire dalla salvaguardia della qualità della produzione». Per quanto riguarda la Regione, l’assessore Caselli si è assunta l’impegno di «sburocratizzare e semplificare gli adempimenti», sottolineando la sua intenzione di far tornare il settore agricolo tra le deleghe gestite direttamente dalla Regione, di operare sull’export tenendo conto anche della geopolitica Ue per evitare di fare investimenti come è accaduto in Russia e oggi a rischio.

Il primo obiettivo, ha concluso, «è portare a casa i 1,2 miliardi di euro di contributi Ue all’agricoltura regionale da qui al 2020, da utilizzare per processi innovativi di prodotto e l’inserimento in agricoltura di giovani tenuto conto che il 65% dei produttori agricoli ha più di 65 anni». (r.f.)

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