Il Riesame scarcera il poliziotto Mesiano
Ai domiciliari per l’annullamento dell’ordinanza per i reati più gravi. Fuori dal carcere anche il fratello di Grande Aracri
REGGIO EMILIA. Domenico Mesiano, il poliziotto della questura di Reggio finito nell’inchiesta Operazione Aemilia, ieri ha lasciato il carcere di Bologna. Il tribunale del Riesame, dopo l’istanza presentata dal suo avvocato Vicenzo Belli del foro di Milano, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare per i reati più gravi: l’associazione mafiosa, le minacce alla giornalista del Carlino Sabrina Pignedoli, così come ha annullato anche l’aggravante mafiosa per l’altro reato che gli viene contestato, l’accesso abusivo al sistema informatico della questura. Reato, quest’ultimo, per il quale resta agli arresti domiciliari.
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Dopo la scarcerazione dell’avvocato e consigliere comunale di Forza Italia Giuseppe Pagliani, a quasi un mese esatto dal blitz di carabinieri e Dda torna libero anche l’assistente capo che, alla fine dell’estate era stato trasferito alla questura di Parma per incompatibilità. Soddisfatto l’avvocato difensore che parla senza mezzi termini di «giustizia» fatta per il poliziotto. «Attendiamo le motivazioni - chiarisce l’avvocato Belli - ma si iniza a fare luce sulla vicenda. E’ il primo passo verso la completa assoluzione». Mesiano resta indagato per tutti i reati che gli vengono contestati, ma la decisione del Riesame avrà senz’altro un peso nel proseguo della vicenda.
Non è la sola scarcerazione registrata ieri. Il Riesame ha liberato anche Eugenio Sergio e Giuliano Floro Vito, difesi dall’avvocato Giuseppe Migale Ranieri. Il primo è accusato di usura, il secondo anche di estorsione. Per entrambi è stata annullata l’ordinanza.
E’ stato scarcerato anche Domenico Grande Aracri, il fratello avvocato di Nicolino e Francesco Grande Aracri. Era accusato di detenzione e trasporto di materiale esplodente. A metterlo nei guai, tra le altre cose, erano state anche le parole intercettate in alcune conversazioni della consulente di Bologna, Roberta Tattini, nei suoi racconti della sua visita a Cutro. «Sono soddisfatto per l’esito di questa situazione assurda che coinvolge il collega – è il commento del legale, l’avvocato del Foro di Catanzaro Gregorio Viscomi – Con l’ausilio di consulenze abbiamo dimostrato la sua estraneità ai fatti». Domenico Grande Aracri era ristretto nel carcere di Rossano in provincia di Caserta, anche lui dalla notte del 28 gennaio scorso.
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Era ai domiciliari ma è stato liberato anche il commercialista Alessandro Palermo, difeso dall’avvocatessa Rossanna Beifiori. Anche per lui è stata annullata l’ordinanza di custodia per il reato di estorsione.
Misura di custodia più lieve per l’ex carabiniere Mario Cannizzo che è lascia il carcere per andare ai domiciliari. Difeso dall’avvocato Giovanni Tarquini, anche il reato che gli viene contestato è stato riqualificato: da estorsione a tentata estorsione. «E’ un segnale importante - commenta l’avvocato Tarquini - un piccolo passo avanti per dimostrare l’estraneità ai fatti».
La notte del 28 gennaio scorso sono state 117 le ordinanze di custodia fatte eseguire, in un’operazione frutto di anni di indagine che hanno visto lavorare fianco a fianco carabinieri di Bologna, Modena, Reggio, Parma coordinati dalla Dda di Bologna. Le carte dell’inchiesta parlano di un’articolata organizzazione, indipendente da Cutro e a lei collegata, che fa affari con il tessuto locale: le imprese e i professionisti emilia. E la politica. La figura di Domenico Mesiano, così come quella di Cannizzo e di altri uomini in divisa finiti nella lista degli indagati, è identificata dagli investigatori come un modo di controllare il lavoro delle forze dell’ordine. A pesare, nella condotta di Mesiano finita sotto la lente degli investigatori, le amicizie con alcuni personaggi ritenuti di spicco – a partire da Nicolino Sarcone - ma è evidente che quanto deciso dal tribunale del Riesame ha e avrà un peso specifico sul proseguo dell’inchiesta nella parte che lo riguarda. Come avvenuto per la scarcerazione, ancora con annullamento dell’ordinanza, per il politico Giuseppe Pagliani. Così come pesano altre liberazioni, a partire da Palmo Vertinelli rimasto latitante alcuni giorni prima di consegnarsi.
Per avere un quadro completo e leggere il vero significato dei ripetuti provvedimenti di scarcerazione del Riesame, bisognerà attendere comunque la lettura delle motivazioni, per le quali l’attesa non sarà nemmeno troppo breve: si parla di almeno 30 giorni per ciascuna. Sarà in base a quelle che la procura antimafia, diretta da Roberto Alfonso, deciderà sui ricorsi. Che come il magistrato ha già avuto modo di dichiarare ci saranno per tutti, salvo nel caso in cui emergessero motivazioni «particolarmente convincenti» per non farlo.
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