La pista sul fiume doveva essere vietata
Castellarano: al processo per la morte di Chiara Maffei parla il podista che segnalò l’erosione della strada al Comune
CASTELLARANO. Ma quella strada che costeggiava il torrente Secchia tra il Muraglione di Baiso e Roteglia di Castellarano, era aperta o no al transito delle auto? Si concentra in questo interrogativo tutto il processo a carico di Marco Benassi, il 29enne di Baiso che era alla guida dell’auto che il 20 dicembre 2008 finì improvvisamente nell’acqua perchè la strada era stata erosa dal fiume. Mentre Marco e gli altri tre amici riuscirono a mettersi in salvo, Chiara Maffei, allora 19enne, di Castellarano, morì in pochi centimetri d’acqua.
Ma quella tragedia rischia di concludersi senza alcuna responsabilità accertata per chi quella strada demaniale, usata dalla società del Frantoio del Pescale per il transito dei mezzi autorizzati alle escavazioni di ghiaia, doveva controllarla e, soprattutto, interdirla a qualsiasi traffico civile, anche se, in realtà, veniva utilizzata come “scorciatoia” per arrivare dal Muraglione a Roteglia.
L’unico imputato, quindi, resta Marco Benassi, i cui avvocati difensori, Giandomenico Pittaro del foro di Parma e Mario Stranchella, anche nell’udienza di ieri pomeriggio hanno cercato di “focalizzare” l’interrogativo principale del caso: quella strada era aperta alle auto o no?
Gianni Grappi, capo del settore lavori pubblici a Castellarano, ha ribadito che più volte il Comune ceramico aveva predisposto strumenti (sbarre o mucchi di ghiaia) per bloccare l’accesso delle auto alla pista in riva al Secchia, ma che le sbarre erano state più volte divelte da cittadini che si recavano a gettare rifiuti abusivi o da fuoristrada o quad di cacciatori o che praticamente superavano anche i cumuli di ghiaia.
Prima di lui era stato sentito anche Pino Tredozzi, noto podista di Castellarano che, pochi giorni prima della tragedia di Chiara Maffei (era il 6 dicembre 2008) mentre faceva allenamento, si era imbattuto nella frana che aveva interrotto la strada dalla parte di Roteglia. Lo stesso Tredozzi, quindi, aveva telefonato all’amico podista e all’epoca assessore a Castellarano, Luigi Ruggi, della situazione di pericolo ed aveva anche posto alcuni grossi sassi sulla strada per evitare, appunto, che qualcuno potesse proseguire. Tuttavia Tradozzi non ha saputo dire se l’assessore Ruggi, in quel frangente, avesse avvisato l’omologo del Comune di Baiso dove la strada, appunto, rimase invece aperta al traffico fino al momento della tragedia. E questo resta l’ultimo interrogativo da porre all’ex assessore Ruggi che ieri mattina era assente giustificato per malattia e, quindi, dovrà ricomparire in tribunale (ultimo testimone da sentire) il prossimo 27 marzo.
Sentito anche il perito Vittoriano Truffelli, consulente per la difesa di Marco Benassi, che ha spiegato come il giovane non avrebbe mai potuto “vedere” la voragine davanti a lui causata dall’erosione del torrente: le luci dell’auto, infatti, non potevano illuminare “il nulla”. Breve discussione anche per quanto riguarda la velocità segnata dal tachimetro al momento dell’impatto: 55 km/orari. Ma questa velocità, ha spiegato il perito, potrebbe essere compatibile con l’accelerazione dell’auto al momento in cui ha perso aderenza con il volo nel torrente.
Tutte discussioni, comunque, che potrebbero portare a stabilire eventuali elementi aggravanti o attenuanti nei confronti del giovane imputato di omicidio colposo. Per il resto, a quanto pare, non ci sono più responsabili.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
