«Abbiamo coinvolto scuole e cittadini»
CRACOVIA. «Un’azione di comunicazione storica molto potente». Matthias Durchfeld di Istoreco racconta così le pietre d'inciampo, l'opera d'arte collettiva che ricorda le vittime dell'Olocausto e che...
CRACOVIA. «Un’azione di comunicazione storica molto potente». Matthias Durchfeld di Istoreco racconta così le pietre d'inciampo, l'opera d'arte collettiva che ricorda le vittime dell'Olocausto e che dal gennaio scorso compare anche a Reggio, con dieci pietre dedicate a dieci ebrei reggiani deportati a Auschwitz/Birkenau posate dall'artista Gunter Demnig. «Da un lato ti fanno scoprire la storia della tua città, delle vie che magari percorri ogni giorno. E proprio per questa scoperta percepisci più facilmente la storia per quella che è: storia anche tua», riflette il coordinatore del progetto delle pietre e del Viaggio della Memoria di Istoreco.
«Dall’altro lato le Pietre d’Inciampo sono ormai state posate a decine di migliaia, in centinaia di città, 17 paesi d’Europa, e questo di fatto fa capire la vastità dell’intervento nazista, ti fa capire l’enormità del crimine».
E adesso sono anche a Reggio, grazie a «una partecipazione forte delle scuole ma anche dei vicini di casa dei deportati e dei cittadini in generale». Questo, oltretutto, sarà solo il primo passo: «Strano a dirsi, ma è stata anche un’azione bella. Infatti siamo già d’accordo con Gunter Demnig per ospitarlo ancora in provincia di Reggio Emilia nel gennaio 2016, per ricordare altri deportati: ebrei, lavoratori schiavi, antifascisti», annuncia Durchfeld. Senza fermarsi all'Italia, fra l'altro: «Stiamo lavorando per un progetto europeo con le città gemellate. Non la improbabile "storia condivisa", ma questa storia e la seguente rottura profonda con il fascismo e con il nazismo sono la base della repubblica».
Una delle protagoniste del percorso reggiano delle pietre è Gemma Bigi di Istoreco, che ha lavorato con due delle classi impegnate nella ricerca storica sui dieci ebrei reggiani. E poi ha accompagnato i ragazzi ad Auschwitz: «Reggio Emilia porta segni profondi della presenza di una comunità ebraica: le vie del ghetto, le opere pubbliche finanziate dopo l’Unità d’Italia da alcuni cittadini benestanti, le vie dedicate ad eroi risorgimentali – sottolinea –. Tracce perse nel tempo, memorie, nomi, cognomi e storie che solo ora stiamo con determinazione portando nelle scuole e nei percorsi didattici, per colmare quel vuoto».
Tracce ora ritrovate: «Abbiamo accompagnato i ragazzi nella scoperta della storia della comunità ebraica nella nostra provincia, approfondito il difficile percorso verso il riconoscimento dei loro diritti in quanto persone prima che minoranze religiose e/o culturali. Cittadini, indipendentemente da tutto – prosegue la Bigi –. Una conquista durata pochi decenni, come ci insegna la storia. Il fascismo e il nazismo volevano ridurre vite a numeri anonimi, ma la storia è abitata e fatta dalle persone. Questo vogliamo trasmettere».
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