Ad Auschwitz, nel giorno della morte di 10 reggiani
Gli studenti hanno rivissuto nel campo di sterminio l’atmosfera e il percorso che portò gli ebrei di Reggio e Correggio alla deportazione e alla camera a gas
CRACOVIA. Reggio e Auschwitz, mai così vicine. Giovedì scorso le classi reggiane del Viaggio della Memoria di Istoreco hanno visitato il campo di Auschwitz/Birkenau in una data speciale. Erano 71 anni esatti da quando dieci ebrei reggiani, catturati dai fascisti nella nostra terra, arrivarono al campo di Birkenau e vennero subito selezionati per le camere a gas. La data è certa grazie a un testimone eccezionale, Primo Levi. I reggiani partirono da Fossoli nello stesso treno di Levi e grazie ai suoi diari oggi si conosce il giorno preciso della loro morte.
Si chiamavano Oreste Sinigaglia, Beatrice Ravà e le sue figlie Iole e Ilma Rivetti, Benedetto Melli e la moglie Lina Jacchia, le tre sorelle Bice, Olga e Ada Corinaldi e Lucia Finzi di Correggio. Dal 9 gennaio Reggio Emilia le ricorda con dieci pietre d'inciampo, opere d'arte collettive che in tutta Europa omaggiano le vittime del nazismo nell'ultimo luogo dove vissero libere. Ideate dall'artista tedesco Gunter Demnig, sono state posate – dopo un percorso coordinato da Istoreco che ha coinvolto diverse scuole superiori reggiane per ricostruire le biografie – in vari luoghi di Reggio e Correggio.
I giovani reggiani che hanno visitato il campo si sono trovati nel luogo della loro morte 71 anni dopo. Una data davvero speciale. Fra loro, Yasmine Salmi di Novellara, studentessa dello Zanelli. «A mio parere conoscere queste storie europee è assolutamente importante, questo perché ti fanno conoscere il mondo altrui, ti fanno aprire gli occhi ti insegnano tanto. Ti insegnano a non dare per scontato ciò che tante volte si tende a dare», spiega. E ha valore speciale per «chi ha entrambi i genitori stranieri, o in parte, come me, o per chi è extraeuropeo. Penso aiuti ancor di più. Perché magari ti dà l’occasione di approfondire argomenti di cui in casa non si parla perché si proviene da un’altra cultura. Inoltre potrebbe aiutare a farti integrare nella società, perché potrebbe portare le altre persone a ragionare sulla discriminazione, oggi giorno tutt’ora presente. Ma soprattutto di chiunque si tratti porta a un arricchimento personale, a una maggior consapevolezza di ciò che è e di quanto vale la vita».
Riflessioni interessanti. Ma solo di Yasmine o anche dei suoi compagni? «Non tutti devo dire, o meglio non fin quando siamo stati qui. Diversi di loro inizialmente erano molto restii a voler fare questa esperienza perché non la vedevano come il viaggio d’istruzione solito; inoltre credevano che si sarebbe trattato l’argomento della Seconda guerra mondiale proprio come si tende a fare a scuola, cosa che non è stata, perché qui arrivi quasi a toccarlo con mano». Adesso le cose sono cambiate: «Ora mi sembra che tutti siano rimasti stupiti in positivo da questo viaggio e andranno a casa con opinioni magari diverse o semplicemente più approfondite rispetto a quelle che avevano prima. Questo lo spero soprattutto per i ragazzi che tendono a discriminare le persone che provengono da differenti culture rispetto alla loro».
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