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Caso Parma, Manenti rischia il linciaggio dei tifosi

Caso Parma, Manenti rischia il linciaggio dei tifosi

Il sindaco Pizzarotti: "Non è credibile, nessuna garanzia da parte sua"

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PARMA. Alla fine lo hanno salvato gli agenti di una volante che lo hanno caricato sull'auto e portato in un parcheggio sotterraneo da dove, a bordo della sua vettura, ha lasciato Parma. Sano e salvo. Sì perché il pomeriggio di ordinaria follia del presidente del Parma Giampietro Manenti, che ha incontrato il sindaco Pizzarotti, si poteva concludere con un vero e proprio linciaggio. A piedi per le vie del centro storico il numero uno crociato ha sfidato un centinaio di tifosi inferociti che gli urlavano «buffone» e «vattene».

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Sono volati anche degli spintoni, con un operatore di Mediaset contuso, ma alla fine lui, imperterrito, ha proseguito per la sua strada. È l'ultimo atto di un uomo che, con un solo euro (quanto pagato per acquistare il Parma dalle mani di Rezart Taci), sta tenendo in scacco il calcio italiano. I suoi continui rinvii, le sue promesse non mantenute, le sue visite senza esito in banca (l'ultima nel pomeriggio alla filiale parmigiana della Deutsche Bank) hanno portato ad un nuovo rinvio di una partita.

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Un incontro per chiarire, e alla fine la bocciatura del sindaco di Parma. Sono parole dure quelle di Federico Pizzarotti, dopo l'atteso incontro con Manenti. Un'ora circa di faccia a faccia in Comune, mentre fuori una cinquantina di tifosi contestavano il nuovo presidente del club emiliano. «Non abbiamo avuto garanzie, ha eluso le risposte» il giudizio finale di Pizzarotti.

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«Non ha le idee chiare, non ha un piano: è andato in banca prima di venire qui, ci è tornato dopo, ma un piano concreto non c'è - ha proseguito - Non sarebbe facile gestire qualsiasi situazione, per una persona così. A maggior ragione una situazione grave come questa. Ho chiamato la Lega, l'Aic, chiamerò Tavecchio: penso che la situazione vada presa in mano, ancora di più».

«Non mi interessa se una persona del genere porta 40-50 milioni: è una persona che non ha credibilità sulla città, se arrivano i 50 milioni - l'affondo di Pizzarotti - e ammesso che mai arrivino, mi chiedo da dove vengono, visto che questa persona non ha liquidità in Italia». Ora il Comune di Parma sta valutando «con la Lega» di chiudere e interdire l'uso del Tardini, per una gestione diretta. Ma di Manenti, Pizzarotti non si fida per nulla.

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Domenica Genoa-Parma non si giocherà su richiesta dei calciatori («noi non giochiamo», ha detto il capitano Alessandro Lucarelli) sostenuti dall'Aic e con l'ok finale della Federcalcio che oggi, ha assicurato Carlo Tavecchio: «ha dettato le linee guida che prevedono grosse restrizioni e grosse responsabilità in capo a chi decide di acquisire una società di serie A. Nessuno potrà più comprare una società con un euro».

Il campionato del Parma rischia insomma di non fermarsi per una domenica ma davvero per sempre. D'altra parte se non sarà il mondo del calcio a stoppare Manenti ci penseranno i magistrati. Anche oggi la Procura di Parma ha lavorato per i fascicoli aperti sul caso, in particolare quello per bancarotta fraudolenta.

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Non ci sono ancora indagati ma i magistrati hanno ascoltato, in qualità di persone informate dei fatti, Roberto Donadoni ed i giocatori Lucarelli, Gobbi e Mirante. Ci si muove per capire come la società crociata possa avere accumulato in sette anni quasi 200 milioni di debiti ma si indaga anche sugli ultimi passaggi di proprietà, per capire davvero chi c'è dietro ai proprietari del Parma Fc. Manenti infatti continua a parlare «di sponsor con coperture finanziarie sufficienti a coprire il fabbisogno del Parma. Il nome? C'è un patto di riservatezza».

Parole che ha ripetuto per un'ora e venti di fronte all'attonito sindaco di Parma e ai suoi assessori allo sport e al bilancio. Tutto allora rinviato a venerdì prossimo quando la Lega Calcio si riunirà per discutere il caso Parma. «C'è la speranza che si arrivi a fine campionato - ha sottolineato il presidente di Lega Maurizio Beretta - E comunque qualsiasi ipotesi deve essere collegata alle determinazioni del tribunale». E la palla ritorna di nuovo alla magistratura. L'unica in grado di chiarire davvero chi c'è dietro all'imprenditore titolare di un'azienda domiciliata in un casolare di Nova Gorica, terra slovena, con 7.500 euro di capitale e nessun bonifico in mano.


 

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