Corruzione, indagati Bonferroni e Zobbi
Per la Dda avrebbero “aiutato” l’imprenditore Muto e il sindaco di Mantova a fare approvare una maxi lottizzazione
REGGIO EMILIA. I carabinieri di Mantova, coordinati dalla Dda di Brescia, hanno puntato i fari – nell’inchiesta denominata “Pesci” su un intreccio politico-imprenditoriale che avrebbe avuto come “piatto” ricco la lottizzazione “Lagocastello” che prevedeva la costruzione – a ridosso del centro storico di Mantova – di 200 villette ed un hotel in prossimità della sponda sinistra del Lago Inferiore.
E secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori il sindaco di Mantova (il 57enne Nicola Sodano) avrebbe appoggiato tre anni fa il conterraneo Antonio Muto (imprenditore edile cutrese 52ene ritenuto molto vicino alla cosca Grande Aracri) per riprendersi l’appetitosissimo affare “Lagocastello” (poi definitivamente stoppato dal Consiglio di Stato) in cambio di incarichi professionali per lo studio di architettura che fa capo al primo cittadino stesso. Un “filone corruzione” in cui gli inquirenti collocano – come si legge nell’ordinanza – anche due politici reggiani di lungo corso come l’ex senatore democristiano 76enne Franco Bonferroni e il 64enne Tarcisio Zobbi (esponente dell’Udc ed ex consigliere regionale per la Dc). In politica, a Reggio Emilia, Zobbi è sempre stato considerato il braccio destro di Bonferroni.
Nell’inchiesta lombarda i due politici reggiani sono accusati – a piede libero – di corruzione, in quanto avrebbero “coadiuvato ed assistito” Muto nell’assalto all’affare “Lagocastello” e gli inquirenti descrivono Zobbi come collaboratore di Bonferroni.
Siamo nella primavera 2012 e l’imprenditore Muto – secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri tramite intercettazioni e pedinamenti – teme che nell’udienza dell’8 maggio il Consiglio di Stato bocci il maxi progetto immobiliare e cerca di agire su Roberto Cecchi, neo sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac) per concretizzare il suo piano alternativo, cioè mettere in piedi un “tavolo tecnico”, cioè un accordo extragiudiziale per evitare il Consiglio di Stato. E secondo gli inqurenti questo agire su Cecchi sarebbe avvenuto con la complicità non gratuita di Bonferroni e Zobbi.
Il 15 marzo 2012 il sindaco di Mantova incontrerà in effetti Cecchi a Roma, grazie a una “referenza” inviata via mail il 28 febbraio “che era stata preventivamente scritta e refenziata da Bonferroni”. In quell’incontro Sodano avanza “le modifiche progettuali della lottizzazione Lagocastello elaborate dal proprio studio professionale su incarico di Muto”. Per poi tornarci dal sottosegretario, insieme a Bonferroni, al fine di “valutare le attività da intraprendere”.
Il 3 luglio il Consiglio di Stato boccia il mega progetto, ma Muto non demorde e attraverso la “raccomandazione” di Bonferroni incontra pure lui Cecchi per avanzare soluzioni alternative alla lottizzazione cassata. Modifiche progettuali elaborate poi, con tre possibili soluzioni, dallo studio professionale di Sodano: una copia, in cd, di questi elaborati tecnici “viene recapitata – scrivono gli inquirenti – in data 3 agosto a Reggiolo nelle mani di Zobbi che, a sua volta, si preoccupa di consegnarla a Bonferroni”. Poi gli investigatori parlano del 21agosto, quando Muto – sollecitato da Zobbi – avrebbe recapitato a Bonferroni “una memoria riguardante la vicenda Lagocastello aggiornata al mese di marzo 2012 e da integrare con gli esiti della sentenza del Consiglio di Stato”.
E quella memoria l’ex senatore reggiano “l’avrebbe dovuta utilizzare in un successivo incontro con una persona non meglio identificata nell’interesse del Muto stesso”. Ma anche quest’ultimo tentativo pro-lottizzazione fallirà.
Il 28 gennaio scorso, al culmine dell’inchiesta, è stata perquisita all’alba l’abitazione di Bonferroni: «Al di là del decreto di perquisizione – spiega l’avvocato Romano Corsi che tutela l’ex deputato – il mio assistito non ha mai ricevuto nessuna informazione di garanzia. Comunque Bonferroni protesta la sua estraneità a qualsiasi accusa».
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