L'omaggio di Reggio Emilia a Mario e Fermo, morti per la pace
Una targa davanti al Teatro Ariosto dove 100 anni fa i due giovani caddero sotto i colpi del Regio Esercito
REGGIO EMILIA. “Il riconoscimento di Reggio Emilia ai giovani Mario Baricchi e Fermo Angioletti di anni 18 che, nell’intento di evitare la follia della guerra, furono qui uccisi dal Regio Esercito il 25 febbraio 1915” è questo il testo di una targa di ottone, opera della scultore Luca Prandini, inaugurata nel marciapiede davanti al teatro Ariosto, dove è stata collocata. Una nuova “pietra d’inciampo” nel cuore della città, per tramandare il ricordo di una storia reggiana per troppo tempo, un secolo intero, rimasta praticamente sconosciuta.
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Mario e Fermo, insieme a tantissimi loro coetanei, quel 25 febbraio del 1915, erano andati a protestare davanti al teatro Ariosto contro un comizio degli interventisti, di chi sosteneva la necessità dell’Italia di entrare nel primo conflitto mondiale a fianco di Inghilterra e Francia contro Germania e impero austro ungarico. A quel comizio c’era anche Cesare Battisti che vedeva nella guerra il riscatto della sua terra trentina dal dominio austriaco. Ben presto però in quella sera di cento anni fa la tensione nell’allora Piazza d’Armi (oggi Piazza della Vittoria) salì rapidamente e dopo le urla, gli spintoni e i vani tentativi dei dirigenti socialisti e dei sindacalisti di riportare la calma, cominciarono a volare pietre raccolte dai manifestanti nei giardini pubblici. E l’esercito sparò senza tanti complimenti: Mario e Fermo furono uccisi e una decina di altri rimasero feriti.
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Con una semplice ma partecipata cerimonia, il sindaco Luca Vecchi ha scoperto la targa commemorativa sotto lo sguardo curioso e divertito di un bambino.
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